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giovedì 23 agosto 2012

Sempre più in alto

E' risaputo, ogni scusa è buona per brindare e fare esercizio di gomiti.
In Germania ne hanno escogitata una che mi sfizia particolarmente, quasi geniale nella sua semplicità: il Bergfest.
Ovvero si beve alla...montagna. Insospettabilmente, anche in tedesco si usano metafore, ed in questo caso la vetta in questione è quella di metà settimana.
Il mercoledì infatti, è ritenuto un giorno da celebrare perchè si è affrontata la parte più ardua della settimana, cioè l'inizio.
Il mercoledì si è giunti in cima, e non resta che prepararsi al dolce pendio che porta dritti al weekend, scivolando coi boccali già pronti in mano .
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Del resto, qui si fa sul serio, con tutta una serie di Trinksprüche e l'obbligo di guardare negli occhi la persona con cui si brinda (pena: sfortuna a letto) e la passione per le Tischreden, ovvero i discorsi pronunciati alle tavolate (di lavoro, di matrimonio, per un compleanno), meglio se con la lingua sciolta da qualche sorso di troppo.

Trascrivo una terzina che mi è rimasta impressa, riesumata dai personali fumi d'alcool grazie all'infaticabile aiuto di Google (del resto, si sa, l'antropologia è genuina solo se sul campo):

Wo früher meine Leber war, ist heute eine Minibar! (dove un tempo avevo il fegato, ora ho un minibar, realismo verghiano)


Nur ein Schwein trinkt allein (solo un maiale beve da solo, forse retaggio socialista)

Saufsch, stirbsch. Saufsch ed, stirbsch au. Also saufsch (bevi e muori. Se non bevi, muori comunque. Quindi, bevi. Versione sveva e, direi, si merita la palma d'oro).

Giorni da cane

Di rientro dalle lande natie, il caldo tropicale mi ha seguito, con gran sorpresa teutone: per 3 giorni si è avuta estate piena, con temperature sopra i 30 e, addirittura, in qualche zona del Paese si sono sfiorati i 40.
A Berlino, ogni raggio di sole è prezioso: già ai primi, timidissimi scorci di primavera si aprono bar con finte spiaggette, ci si spalma su ogni superficie erbosa, ancor meglio se presso uno dei tanti laghi balneabili alla periferia della città. Pochi berlinesi sono immuni dalla sindrome della lucertola: appena il grigio ghisa del cielo invernale si stempera, pantaloncini, gonne, vestiti irrompono prepotenti nelle vetrine, negli armadi, per strada. Tutti si riversano all'aperto, sfruttando ogni anfratto e facendo tesoro di ogni raggio, la fine del sempiterno inverno si accoglie con un sospiro di sollievo collettivo, spesso con il rito dell'abgrillen, ovvero della prima grigliata dell'anno.
Le 72 ore di caldo anomalo hanno tenuto banco sui giornali, fra consigli e statistiche, e anche nelle conversazioni quotidiane. Tendendo impunemente l'orecchio, come mi piace fare, ho colto spesso frasi che sembravano epitaffi: i tedeschi, selbstverständlich, il caldo lo bramano, ma poi non lo reggono più di tanto.
Così succede che in alcuni uffici e a scuola si decida per l'Hitzefrei, ovvero di starsene tutti a casa per scongiurare la morte per liquefazione. Guardandosi un po' intorno, in effetti, tra facce paonazze e sguardi che vanno dal rassegnato, al bilioso, al disperato, sembra proprio che molti debbano lasciarci le penne.
E sotto questo stessi, inclemente sole sia gli italiani, sia i tedeschi scrutano il cielo e le previsioni in cagnesco: da noi si inveisce contro la canicola, qui analogalmente si spera finiscano presto gli Hundstage (i giorni da cane). Un po' in tutta Europa il riferimento è canino, perchè tra metà luglio e metà agosto Sirio, stella più piccola (caniculus) del Cane Maggiore, è ben visibile nel cielo,.
I giorni da cani, tuttavia (almeno meteorologicamente parlando), sono finiti, e non mi resta che crogiolarmi al tiepido, ma già riluttante sole, come un gatto pigro.

sabato 21 luglio 2012

Che storia l'eredità delle guerre

Ieri sono capitata ad un happy hour pseudo-brasileiro con una cricca di sudditi di Elisabetta, tutti rigorosamente con accento di Londra e sobborghi.
Il mio preferito è il Piccolo Lord, impeccabile Brit che scopro aver lavorato presso l'attuale vice primo ministro UK, tu pensa.
Al sesto cocktail biascica che lui non è affatto polite e politically correct, anzi rivendica di essere maleducato e campagnolo. Per zittirlo, mi basta dirgli che ogni volta che osa dire "fuck", un "nigga" muore. Mi avrà ripetuto mille volte che si può prendere in giro qualunque nazionalità, meno quelle oppresse dall' Impero dove non tramontava mai il sole. Ma questo significherebbe togliermi uno dei miei passatempi preferiti contro almeno metà della popolazione mondiale.
Tremando d'incredula political correctness, affonda i suoi regali dubbi nel bicchiere e via.
Ma col Piccolo Lord, laureato in Political Sciences e specializzato in Crucchia, si può sempre anche scambiare qualche interessante veduta sul mondo: lui la vede sempre da quell'isolotto borioso.

Così scopro che il nostro dito medio in Britannia (caso mai si osasse davvero usarlo prima di aver raggiunto livelli alcolici da rissa imminente) si fa con indice e medio alzati e un veloce movimento dlal'alto verso il basso.

Leggenda vuole che i Francesi, imbestialiti dalla prodezza inglese con i lunghi archi durante la Guerra dei 100 Anni, usassero mozzar loro proprio indice e medio, dita fatali con ui scoccavano le temibili frecce. Così, per baldanzosa spavalderia, è rimasto mandare a quel paese (un pezzo qualunque di continente, porbabilmente) mostrando di avere ancora dita per ferire.

E discorrendo di guerre, gestacci e altri francesismi (e anche sotto la Union Jack ci si scusa con "pardon my French"), finiamo sul ricorrente "alter Schwede!" ("vecchio svedese!") che i crucchi pronunciano spesso. Il nostro human watching ci ha portato a dedurre che la curiosa espressione si associa alla sorpresa, sentimento che i crucchi di solito poco ostentano.

Stamattina non ho potuto fare a meno di rivolgermi alla Sibilla del III Millennio, e così Wikipedia mi ha svelato l'arcano. Anche qui c' entra la storia militare, ovvero alla fine della sanguinosa Guerra dei 30 Anni, l'elettore del Brandeburgo decise di recrutare gli abili svedesi come esercitatori per le sue truppe. Orbene, questo corpo di sergenti era designato come "vecchi Svedesi". Tant'è che un amico fidato qui si chiama, appunto, "vecchio svedese". Come questo sia finito ad essere un'espressione di sorpresa, non me lo spiego.

Forse la maestria scandinava era tale da destar stupore persino nei granitic teutoni? Del resto, usi a non sprecar troppe parole, spesso pronunciano un solo, lapidario "Alter!" e lì si fermano (conferma ne siano i commenti alle foto postate online, dove alcuni amici teutoni più di queste 5 lettere non osano digitare). Al massimo, la combinazione preferita prosegue con "krass!", che sempre secondo l'oracolo wikipediano deriverebbe da "Crassus" o dal nostro "crasso". Arenandomi di fronte alla mia crassa ignoranza in materia di classici, posso solo constatare che "krass" quassù è un puro e semplice superlativo, che in sè non ha valore nè negativo, nè positivo.
Sta ad una minuziosa indagine del poco espressivo viso crucco capire se "vecchio svedese, che roba!" sia l'equivalente di "ah, minchia, che storia!" oppure "ah, cazzo, che brutta roba!".

Krass, oder?

giovedì 19 luglio 2012

Saggezza popolare

La pioggia qui non è torrenziale: è apocalittica.
Per rinfrancare un po' l'umore provato dai continui, violenti attacchi d'ira di Giove-che-più-pluvio-non-si-può (e che, puntualmente, sono sincronizzati con le mie sortite sulle due ruote), mi dò alla saggezza popolare.

Una cara collega, assistendo all'ennesima sceneggiata del Capo Supremo dell'ufficio, mi ha scritto un messaggio consolatorio: "Miriam, tutto ha una fine, solo il wurstel ne ha 2" ("alles hat ein Ende, nur das Wurst hat zwei").
Come condensare in 9 lemmi una cultura, un popolo, un'essenza. Il solo infinito, per i crucchi, sta nel loro capolavoro culinario, nel salsicciotto come Giano bifronte, come palindromo sollazzo del palato, come simmetrico, sempre uguale a se stesso, rassicurante, sfrigolante maiale in forma modular-tubolare.
Provo a pensare allo stesso modo di dire in forma di spaghetti, eppure sarà la loro natura affusolata, la loro tendenza a deformarsi col calore e ad arricciarsi in forme poco canoniche, ma non mi suona.

Del resto, "la prova per il budino viene quando lo si mangia" ("der Beweis des Puddings ist im Essen"), e forse solo quando mi convertirò all' infinita pragmaticità del Wurstel comprenderò lo spirito teutone.
Sempre restando in ambiti limitrofi al commestibile, mi sembra non faccia una piega che in Germania non siano gli asini a volare, bensì i maiali ("wenn Schweine fliegen").
Così come il fatto che per disentegrare l'amor proprio di un avversario ne si insulti la madre, che qui "succhia maiali" ("deine Mutter säugt Schweine").

Nonostante cerchino in tutti i modi di trovare una regola per essere creativi (ci deve pur essere uno schema per esser fuori dagli schemi, no?), i cari crucchi, che ormai, si sa, ho imparato ad apprezzare, sanno bene che "un' ascia in casa a togliere il carpentiere di torno"("Die Axt im Haus erspart den Zimmermann"): se non vuoi che il disordine, l'improvvisazione e la spontaneità crescano come erbacce nel tuo orticello, conviene avere sempre una batteria di battute e proverbi di scorta come deterrente.