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domenica 13 maggio 2012

del lusso di perdersi

In mancanza di un caffè mattutino, mi accontento del sapore chimico del Ritter Sport all' espresso.
Un occhio al calendario e uno alla finestra, e mi chiedo se non sia, in realtà, novembre.
Ieri mattina mi sono persa, non ho fatto altro che perdermi. Un lusso che, beata gioventù studentesca, ormai mi concedo solo molto di rado, al netto dei sensi di colpa sempre in agguato perchè, in fondo, il mio cervello è un perenne reminder di cose da fare o che dovrei fare.
Il sole, ieri, non è mai durato più di 5 minuti di fila, in un continuo, rabbioso corpo a corpo con nuvole metalliche. Non avevo meta, solo la bici che, come rabdomante in trance, seguiva percorsi suoi, a zonzo nella Prenzlauerberg degli yuppies. Bambine con le trecce bionde e pargoletti che si rotolavano nella sabbia (d'ordinanza in qualunque parco giochi), giovanissime mamme con due passeggini e ancora una pancia sospetta, rasta con sciarpe di vera seta colorate a mano.
Mi sono ritrovata su Kollwitzstrasse, tra un mercatino delle pulci organizzato da una scuola elementare, e la piacevole scoperta del mercato settimanale.
Nessun indizio del traffico del centro città, stand e baracchini appostati sotto ogni albero, tutto a dar l'illusione che, almeno per una volta, il tempo non è da contare, controllare, scandire, ma da lasciar scorrere come viene. Ad un bancone si vende pasta fatta in casa con indubitabile accento napoletano, a quello vicino un libanese richiama le junge Dame più con i profumi delle sue mille salse che non con la litania che proferisce. Imparo cos'è un goezleme, una specie di enorme piadina turca con qualunque possibile ripieno, mentre osservo anche troppo a lungo un intero clan famigliare che sembra non far altro che impastarne e sfornarne da generazioni.
Mi soffermo sui mille colori di magliette di cotone organico, subito mi viene spiegato perchè per un pezzo di stoffa ombelicale dovrei voler pagare 40 E. Cercando bene, scovo un'altra tavolozza con due maniche ed un collo e l' ex sessantottina me la lascia per 5 E. Anche io potrò sfoggiare verde, rosa, blu e giallo in un colpo solo, anche se senza il marchio di tracciabilità e col dubbio che a renderla così sgargiante sia stato qualche pennello chimico quanto il ritter che sto mangiando ora.
Sgranocchio un brezel tipiedo di forno e mi offrono un cantuccino di dubbia autencità, indugio su qualche orecchino dall'aria abbordabile e capisco che sono nel cuore del quartiere cosiddetto "gentrificato".
Prenzlauerberg stava, tutto sommato, ad Est. Poi sono arrivati gli artisti, gli yuppy, gli svevi (che sono geograficamente terroni, ma sgobboni e di accento contadino come i...diciamo bresciani), i musicist spagnoli, gli avventurieri italiani. E adesso è chic, l'area residenziale dove i bar con le scritte in cirillico offrono colazioni così sontuose da non riuscire più ad alzarsi, dove le boutique vendono con nonchalance sandali che penseresti di trovare a pochi spiccioli e hanno, invece, le stesse etichette di quelli di via Montenapoleone, il quartiere dove trovi dentisti per soli bambini, mi immagino con trapani colorati e bonari dottori alla Patch Adams.
D' obbligo è il pellegrinaggio alla Kulturbrauerei, ex fabbrica di birra trasformata in cinema, sale da esposizione, teatro. Fra le mura spesse ci si dimentica di essere in una metropoli, davanti a me una coppia di almeno settantenni si tiene per mano e di nuovo penso al tempo, che talvolta può non essere tiranno. Se non fosse che, di nuovo, ho dimenticato la macchina fotografica, e quello sguardo di complicità incurante delle rughe e degli sfregi del tiranno dovrò ricordarmelo da me.
Assolutamente a caso (se il caso mi concede l'ossimoro), finisco nel museo di quartiere. Sono, manco a dirlo, l'unica visitatrice di questa pigra mattinata sabatina. La signora che si era appisolata all' ingresso mi saluta tutta gaia e mi lascia sola nelle sale dove scopro come si presentava prima del fatidico 1989 il quartiere dove abito da poco più di un mese. Così scopro che il brutto parchetto fuori casa, un' accozzaglia senza gusto di alberi di ogni specie che profila casermoni tutti uguali, era un esperimento di residenza della DDR. Dalle foto d'epoca, entusiasti giovani padri di famiglia si trasferiscono nei cubi per loro costruiti, affacciati sul memoriale al comunista Thaelmann, incarcerato, poi spedito a Buchenwald e infine ucciso quando ormai l'ariana gloria del Terzo Reich stava per capitolare al passo marziale del comunismo di Mosca. Scopro che la Lili Henoch della via che taglio ogni giorno in bici era una poliedrica stella dello sport, fino a quando la fecero scendere del treno speciale che doveva portarla al ghetto di Riga e le spararono, senza nemmeno lasciarle le sue tante, giudee medaglie sul petto.
E ancora, passeggio tra le foto del "picnic paneuropeo": nell' agosto '89, i gitanti della Germania Est si radunarono a Sopron, ridente meta di vacanze ungherese, e con la scusa di un giovale pomeriggio tra salsicce nelle tende montate sopra le Trabi, varcarono la Cortina. Un pic-nic, appunto, il muro ideologico e di mattoni frantumato in sordina, scambiandosi cartoline nel sole del lago Balaton. Sul libro degli ospiti, qualcuno si è firmato raccontando di esserci stato, altri si lamentano di non aver capito il senso della mostra e chiedono perchè sui pannelli ci fosse quell' idioma assolutamente mostriforme (ungherese).
Non passo nemmeno da casa, mi faccio trovare direttamente al Prater, Biergarten nei pressi dove ci si è dati appuntamento con la scusa del compleanno di qualcuno. Qui non ci sono cortine, ma sfido chiunque a non individuare il tavolo latino. Quello caciarone dove, addirittura, si parla e si ride. Come sempre, sono la fine della penisola, o l' inizio dell'Alemannia, quella cerniera cromaticamente travisabile che sguazza negli stereotipi. Dopo qualche birra, vengo convinta a delinquere. Si esce con borse in spalla e si fa incetta di birre a 80 centesimi allo Spaeti più vicino. Se il controllo teutone ci sbatterà fuori, diremo che noi no capire tetesco. Puntuale, un cameriere rasato in felpa nera arriva a dirci che le nostre birre o ce le beviamo fuori, ma proprio fuori, sulla strada, o le sequestra lui. Mi beo di essere l' unica che, avendola travasata nel bicchiere del locale, può rimanere a bersela senza patemi. Salvo il disappunto del tavolo alla mia sinistra, il cui sguardo di rimprovero quasi mi guasta la bionda tanto sudata.
Quando il freddo si fa davvero troppo fuori stagione per continuare a fingere che sia davvero fine maggio, ci trasciniamo in un posto al chiuso. Infine, guido tutti verso casa mia, per sperimentare un anonimo, kitschissimo ristorante fuori mano, non segnato da nessuna Lonely Planet, ma che ogni sera mi promette Schnitzel giganti. A giudicare dalle circonferenze degli avventori, la dimensione c'è. A noi testarne la qualità. Il menù di plastica ci fa da tovagliette : ci sono 50 combinazioni di verse di cotoletta, ognuna disponibile in versione normale, media, XL o XXL (un kg). Io opto per un'ignava media, i temerari della XXL a fine impresa immortalano il successo e potrebbe lo scatto che finirà sulla loro lapide.
B. emerge dalle tenebre e mi raggiunge, unico non italico perso in una tavolata che sghignazza sguaiatamente, ed è inutile cercare di tradurgli le pessime battute che i varesotti (o varesini?), ormai senza più nemmeno la parvenza di freni inibotori, fanno a ripetizione contro "i festival della gayaggine" ch si aggirano per strada.
A casa, oltre la testa di Thaelmann, il mio coinquilino mi attende birra alla mano e joystick nell' altra. Lui e altri due stanno giocando a qualche strano videogioco, lascio in ostaggio B. per una sfida fra soli teutoni e penso che domani (cioè oggi) proverò per la prima volta una parmigiana di melanzane.
In un accesso di casalinghitudine, ieri mattina prima di perdermi ho acceso Giallo Zafferano e mi sono lasciata convincere dalla fida Sonia che il pasticciare con gli ingredienti avrebbe portato ad un buon risultato.
Lo scoprirò a breve, giusto prima di co-babysitterare la nipotina del mio prode coinquilino. A Sonia non ho detto che al posto del caciocavallo, ho trovato solo della scamorza, anzi, della scarmoza.

mercoledì 28 marzo 2012

Meditazioni marzoline in clima novembrino

Ci sono 7 gradi e il cielo é color epatite, il pallore del sole si fonde con il grigio delle nuvole e sembra di stare in uno di quei quadri dipinti fra le due guerre, con un malessere sottese nell´aria, non manifesto, eppure percepibilie. Io mi ostino, tuttavia, a sfoggiare magliette da gaio marinaretto, attenendomi al calendario e incurante dei segnali del meteo.

Ieri ho inaugurato il balcone e, poiché “Nur ein Schwein trinkt allein“ („soolo un maiale beve da solo“), mi ci sono molleggiata con B. e il mio coinquilino. Decifrare l´accento tremendo di D., che parla a velocitá supersonica e molto di piú della media crucca, é impresa ardua per I miei neruoni, specie a fine giornata, e specie alla fine di una giornata densa come quella di ieri. Lavorando in un job centre, dove l´umanitá piu´varia é obbligata a recarsi in caso di disoccupazione, ha una collezione di CV e lettere di presentazione che mi mostra tutto beato. E visto che „in der Kürze liegt die Würze“ („Brevity is the soul of wit“), abbiamo incoronato vincitore chi scrisse “non ho mai lavorato né ho particolari abilitá, ma poiché non ho scelta e devo mandare una lettera di presentazione, la scrivo e spero Iin una pronta risposta”.

Certo la vista sul nostro bel balcone non é caraibica, ma un po´di human watching risulta, comunque, antropologicamente sfizioso. Abito a 200 metri dalla stazione della S Bahn, dunque da un paio di fast food, un kebabbaro,  uno Späti. Duecento metri piú avanti cé una lingua di verde, velleitariamente battezzata “parco” e dedicata ad un eore comunista, la cui mastodontica testa scoraggia I visitatori sin dalla strada .


Stamattina, maledicendo la giornata novembrina, sono pure incappata in una scontrosa guardia che presidiava l´amabasciata turca, a 500 metri dal mio ufficio. Senza proferir verbo, mi ha intimato di pedalare a distanza dall´entrata, sis a mai che tenti di stendere qualche pezzo da novanta con la mia gazzellona arrugginita, che peraltro continua a darmi grattacapi.

Infine, un articolo in cui sono incappata per caso, ma che non puó che empir d´ebrezza il mio ego: per coloro che non possono bearsi del crucco, si tratta di una ricerca che proverebbe come I mangiatori di cioccolato siano vittime solo a parole di un girovita oltre misura,  in realtá non ci sarebbe correlazione fra introiettamennto hardcore del cibo degli dei e la ciccia. Per cui (oggi sono in vena di sistematizzazione delle perle crucche che raccolgo qua e lá), potró crogiolarmi da brava “Naschkatze”, cioé golosona, che qui ha a che fare col gatto.

Quindi, in sostanza, I bei felini sono al maschile I postumi da sbornia, al femminile gli irriducibili del dolce. Non per niente sono battezzata e confermata gattolica, come diceva il buon e giá citato Giorgio Celli.

lunedì 27 febbraio 2012

Burrocrazia

Non ascoltare Sonia di „Giallo Zafferano“ é presagio di sventura. Sabato mi sono dilettata in un salame di cioccolato, dolce godurioso che richiede come sole abilitá le stesse che un bambino usa con il pongo.
Tuttavia, le dosi dovrebbero essere rispettate. A mia (solo molto parziale) discolpa, potrei addurre la spartanitá dell´equipaggiamento da cucina a mia disposizione
Risultato : il dolce era davvero buono, ma troppo tardimi sono accorta di giust quei 100 g di burro in eccesso.

La serata di sabato merita una menzione, davvero ricca di emozioni. Burro, birra e giochi in scatola. La prossima volta mi iscrivo ad un club di tombola. La ragazza del mio coinquilino é una fan di giochi in scatola, e dopo un giro di burro e cioccolato ha sfoderato un inquietante « assedio a Catan ». Dopo averlo ribattezzato « assedio a Satan », mi sono defilata, restando ad osservare la concentrazione con cui I teutoni sceglievano la strategia. Ho solo capito che si trattava di conquistare materie prime, una specie di monopoli che ho cinicamente paragonato ad un allenamento per il Lebensraum.

Alla terza birra, annegando nel burro, é stata la volta di memory, e qui non avevo scusa che tenesse. Versione DDR : ognuna delle card rappresnetava un prodotto della Germania Est, piuttosto che uno slogan o un edificio. Inutile dire che la memoria visuale degli individui con cromosoma XX é schiacciante : mi consola il piazzamento penultimo anziché ultimo.

Infine, la triade é stata completata da Scarabeo. Confezionato direttamente dalle sapienti mani della morosa del coinquilino, tesserina per tesserina. Per chiaro svantaggio di partenza, mi sono associata a B. in squadra, e siamo comunque riusciti a perdere. Con mio cocente smacco, visto che, in barba al rispetto sacro che I crucchi mostravano per le regole, ho barato ogni tanto, scegliendo le lettere anziché pescarle a caso. Quando l´ho fatto a memory, palesemente scoprendo 3 carte anziché 2, si é rischiata una crisi diplomatica, giuro.

Oggi il sole splende su una Berlino ancora fredda, ma non ghiacciata. Ho una serie di scadenze lavorative che mi corrodono. E una pervasiva sensazione di pesantezza da eccesso di burro.

Augurovi e augoromi una settimana liscia come burro, magari senza le complicanze digestive associate.


domenica 19 febbraio 2012

di pietas tremagliana, burocrazia, tagli DDR e d'amore

Altro che cervelli in fuga, qui si tratta di stomaci in esilio. I residui neuronici di cui ancora dispongo sono sottochiave, e penso proprio con la panza (nach Bauchgefuhl). Pensavo di proporre alla mia amministrazione comunale un' opzione di tremagliana pietas. Ovvero, dimostrare affetto e generosità ai figli espatriati apendo un conto dove si mettono solo e soltanto beni alimentari da inviare all' estero. In cambio, documenterei verghianissimamente l'uso e l'apprezzamento dei frutti della bontà dei concittadini.
Tutto ciò mi frullava in testa leggendo della prossima riunione dle notiziario del mio borgo padano, e mentre colonizzavo imperiosamente la cucina, estromettendo i due teutoni impigiamati.
La settimana si prospetta, come da copione, densa come il purè di patate che ho infreezerato. Oltre alle solite quotidianità, sto battendo a tappeto il mercato degli affitti e, prova di germanizzazione imperante, ho approntato una teutone tabella dove inserisco pregi e difetti delle case che visito.
Fra i documenti indispensabili, cito quello dal nome più simpatico: Mieteschuldenfreiheitsbescheinigung. Capirete che l'intera questione riesce a turbare anche il buon Morfeo. (Per i curiosi: trattasi di certificare che non ho contratto debiti in terra di Crucchia).

Prima concludere con un accorato appello d'amore, umile, ma spontaneo, mi metto alla pubblica gogna dichiarando (eccolo qui, il virus crucco) di aver (di nuovo) ranzato la chioma da sola. Volevo sbarazzarmi del ciuffone presleyano che ormai mi dava l'aspetto di un pastore bergamasco, e or ami ritrovo ad avere un taglio da cavaliere teutonico o da 15nne della DDR. Saggezza!


L O D E   D E L   R E F R I G E R A T O R E
 Scrigno fedele d’edibil tesori
Troneggi nel tuo lucore
Guardiano fedele di sapori.
Non so se penna ebbe mai l’ardire
Di cantar per te l’amore
Ch’io, umil, mi provo a dire:
come riscaldi stomaco e cuore
Quando di vetusti cibi ridon’i fasti
E risvegli infine appetiti
Chè tuo murmure motore
Abbracciò cornucopie di pasti
Profumi e gusti in te sopiti.
Sia lode a te, refrigeratore
De’mia sopravvivenza signore.

domenica 12 febbraio 2012

di cani arrabbiati e polonofilia

C' e' chi i cani se li mangia caldi, e chi se li tracanna arrabbiati.
Sono a Poznan, la citta' polacca piu- vicina al confine con Wurstiland, che i crucchi chiamano Posen e che i nostalgici rivendicano come teutone. 
A -25 gradi, ci siamo infilati in una piwnica, una birreria tutti cunicoli sotterranei dove suonano solo rock (per gli amanti del genere, provate "Kazik", popolare come Vasco, ma molto piu bilioso e politicamente impegnato). Si sa che e' una fiammella di spirito il miglior antidoto contro gli effetti (siano benedetti) della Torre di Babele.
Orbene, per resuscitare il mio sopito polacco, memore anche di qualche platonico triangolo propinato a schiavi, mi sono conformata ad una delle tante usanze locali in fatto di wodka.

Il cane arrabbiato, appunto: wsciekly pies. Shot di wodka, succo di lampone e ...tabasco. L' effetto e' piacevole e devastante allo stesso tempo, ma le lingue di fuoco di biblica memoria riescono nell' intento di rendermi polonofona, seppur con qualche inciampo. 
Aggiungeteci che costa un pugno di zloty, qualcosa come un euro e mezzo. Cosi come un po' tutto, anche se all' orizzonte si profila la minaccia dell' euro. \

Dovrei, forse, adattarmi anche ad un costume brandeburghese, facendo il weekend oltre cortina (di ferro, non d' Ampezzo) per fare incetta di qualunque cosa (alimentari, vestiti, tecnologia) fino a quando facendo tintinnare la buona moneta da due euro mi fa sentire lo zio d- america.

Prima di avventurarmi fra le nevi per un ultimo saluto alla citta', raccomando agli occasionali lettori di polonizzarsi: sono un popolo ospitalw, simpatico, che mangia bene (anche se non proprio light) e che offre scorci cittadini e paesaggistici che uno non si aspetterebbe.
Inoltre, solo da pochissimi anni e solo nelle citta' piu' grandi comincia ad intrufolarsi qualche straniero, immigrati o studenti che siano, preservando un certo sapore antico, magari non sempre accogliente e liberale, ma comunque interessante.

Un aspetto che mi ha sempre affascinato: c- e una concetrazione di kebab pari a quella di Berlino, ma dietro allo spiedone rotante ci sono biondine con carenza di melanina, e si incontrano parecchi sushi e bistrot, orientali, ma gli occhi degli inservienti sono a mandorla solo per via degli zigomi alti.
Dettaglio, peraltro, che non puo' mancare di solleticare almeno i turisti uomini.

Chiusa finale in onore al mio amore per i treni: Berlino-Poznan e nel mio vagone non solo non c' era il riscladamento, ma andava l' aria condizionata. QUalche vagone piu in la', un gruppetto di ragazzi (naturalmente polacchi), ci ha invitato a non ibernare. Dopo 5 minuti, si andava in giro dividendosi cioccolato e salsicce, sfottendo i pochissimi crucchi presenti, tronfi della nostra cucina e, chissa', di un comune fil rouge catto-asburgico o catto-prussianieaustriaciiequasistes.


martedì 7 febbraio 2012

Delirium papillis

Inutile specificare che non si tratta né dell´accezione monacale, né di quella scimmiesca. La calda, aromatica, dolce bevanda mattutina. Quella schiuma bella compatta in cui si affonda lo zucchero e per cui mille pubblicitá ripropongono la scena del leccaggio baffi, quella tozza tazza che costa piú di quello che vale, il caffé che sa davvero di caffé. Pare non sia vera la vulgata che vuole la panacea frutto fortuito dell´assedio di Vienna (che, invece, pare davvero aver dato i natali all´altro principe del mio gotha della colazione, il cornetto).

Qui il cappucino lo sogno ad ogni ora, segno della incipiente crucchizzazione : non é ortodosso, ma me lo berrei sempre e comunque, incurante dell´etichetta gastronomica (ebbene sí, anche insieme alla pizza, come con scandalo osarono alcune amiche polacche in visita alla cittá del Colleoni). In versione expat recito sempre che solo su due cose gli italiani diventano patriottici : il calcio e il cibo. Ho provato a bere cappuccino in tutti i trabiccoli e bar della zona, ma nada. Tanto latte e poco altro. Il peggio é quando te lo servono in un bicchierozzo di vetro, cosí per berlo bisogna aspettare che si raffreddi e diventa una versione triste del latte e nesquick della preadolescenza.

Ho bevuto capucinos, cappuccinnos, caputscho, di tutto insomma. E adesso, in fase digestiva, le mie papille schioccano invano al ricordo del suo sapore. Forse la scelta culinaria del giorno é stata un po´osé : ieri ho cucinato della carbonara bella pesante, che ovviamente conservata in frigo ed essendo sopravvissuta al tragitto a -20, é risultata essere una mattonella a forma di tupperware, tanto é vero che l´ho tagliata a mo´di fiorentina.
Eh.

Le mie riserve casalinghe di grana si stanno esaurendo, complici quelle locuste dei miei coinquilini. Sono in versione « animale studentesco »  per via della sessione d´esami : mangiano qualunque cosa a qualunque ora, e ovviamente si sentono ancora piú esentati da qualunque attivitá di pulizia. E per settimana prossima prevedono giá di premiarsi con una sessione spinta di party, mi hanno giá informato che potrei trovarmi persone a caso che campeggiano in soggiorno. Lo schema é semplice ed efficace: si beve a nastro, ogni volta a casa della persona piú vicina al club prescelto, dove si va solo pagando l´entrata, uscendo a bere agli späti (negozietti aperti 24h/24), e si dorme solo quell tanto che basta per riprendersi. Ogni volta ci si muove con il kit di sopravvivenza necessario per accamparsi da qualcuno.

Prevedo l´apocalisse.
Mi sento irrimediabilmente vecchia, coi miei sogni di piccoli vizi italici.
Il peggio é che rimarranno tali.

venerdì 27 gennaio 2012

gnucco, gnocco, pesto e cotte

Ultimo giorno lavorativo. E ultime 2 ore. E un buon menú per il weekend. Basta questo per stamparmi un sorriso ebete sulla faccia. Aggiungici aver chiamato al telefono, in ordien sparso: Ms Schytt (pronunciato proprio come Shit), Mr Kalender, Ms Akne, Mr Morte e uno splendido maltese. Ovvero: parla inglese con forte accento siculo e una punta di accento arabo, ed italiano con accento siculo ed inglese, ficcando parole in maltese.. E soprattutto, si chiede come faccio a finanziargli la trasferta a Bruxelles per coprire l´evento in questione, visto che Berlino é lontano dalla sua isoletta.

Alcune veritá cui sono pervenuta oggi.

-       Crucco non fa rima per puro caso con « gnucco ». é come se fossero « uomini al quadrato », e non é inteso nell´accezione di virilitá (campo che lascio giudicare a chi ha cognizione di causa). Inteso come di dura cervice, capacitá comunicative limitate, tasto multitask disattivato, affinitá con pensieri complessi e metafore clamorosamente prossima allo zero. Quanto ad intraprendenza sociale : « se stimolato, risponde » ;


-       Dagli gnucchi agli gnocchi : quelli crucchi (ovvero gli gh-no-ci) sono terribili. Me li sono cucinati per pranzo, delle palle che promettevano di essere ripiene di pesto. Mi sento il lupo di Cappuccetto Rosso, con la panza ripiena di pietre che avevano, per giunta,  un pessimo sapore e troppo sale. Perlomeno dovrebbero tenermi sfamata sino a tarda serata e fare da spugna a quanto intendo deglutire;

-       Il pesto ai crucchi piace. Questo weekend mamma Ute (mamma di J.) ci onora della sua presenza, presidiando il divano del soggiorno e ramestando in cucina. Difatti, stamattina ha preparato amorevolmente la colazione, offrendomi…preparatevi…pane spalmato con  burro e pesto. Ho dichiarato di essere di quelli che saltano la colazione, benché, in realtá, l´astensione anche solo a pensarci mi fa venire i crampi.


Intanto, qualche italico verace mi suggerisce che una corretta resa del termine « avere una cotta per » sia « essere sotto per ». Posizionale e non piú gastronomico. Forse regionale ? E pensare che il suggeritore é un mio corsista di bergamasco, proveniente da lande ben piú prossime all´Africa. Ci sarebbe da indire un sondaggio.

domenica 22 gennaio 2012

Saggio di crucchità e indennizzi pre-maternità

Oggi ho compiuto un altro passetto sulla via della germanizzazione, o meglio, un'altra pedalata. Fermo restando il sostrato (pseudo)mediterraneo che non manco di sfoggiare quando le antenne avvertono un quoziente di crucchità troppo elevato nell' aria.

Ore 8.30, sveglia.
Doccia e, crine sciolto e ancora grondante, mi intabarro e sfido il vento perfido, che spira (credo) a molti nodi e si fa beffe delle creme antirughe che ho sempre in mente di procurarmi, prima o poi. Afferro un "kaputschino", ci mischio cacao e cannella (spezia che di cui mi sono innamorata  qui in Crucchia) e via in sella.

E questo è il saggio di crucchità: sfido il gradiente di Prenzlauerberg (qui si chiama Berg/montagna qualunque dislivello, anche appena percettibile) sorseggiando la calda bevanda al vago sentore di cappuccino mentre pedalo. E' l'impagabile vantaggio dei freni a pedale, che lascia le mani libere di aggrapparsi al bicchiere come ad uno scaldino. Quasi tutto qui è anche "zum mitnehmen", cioè in versione da portarsi appresso, e le bevande calde sono comprabili in bicchierozzi di materiale riciclabile con annesso coperchio a prova di schizzo.

Sgambetto gagliarda e, per evitare il contatto con la sella indurita dalle intemperie, mi rizzo sui pedali. In Italica ritmare il pedalamento con il lato B cagiona come minimo un codazzo di clackson, assolutamente slegato dalla qualità dell'esposizione posteriore, purchè si intuisca che abbia vaghe parvenze muliebri. Qui è tecnica di sopravvivenza.

Dribblo qualche ubriaco che mi grida "buona sera, e tanto divertimento", unica parte del corpo scoperta le narici e gli occhi, che vagano sullo spettacolo sempre piuttosto deplorevole del centro città abbandonato a se stesso nelle mattinate del weekend, con bottiglie che rotolano e persone che ciondolano.

Postilla: 3 sono le domande che qualunque barista e cameriere vi porrà, che si tratti di un ristorante di lusso o di un trabiccolo aperto tutta notte per la fame chimica.

1. Kommt noch was dazu? Prende ancora qualcosa? (e questo perchè non possono credere che tu voglia solo un cappuccino la mattina, senza un panino con la pancetta, o solo uno spicchio di fintopizza la sera, senza wurstel e cipolle fritte)

2. Zum Hiertrinken / Essen oder zum Mitnehmen? mangia/beve qui o porta via? perhcè contenitore e confezione, naturalmente, variano. Nota della nota: il kebab qui, oltre che anche in due versioni vegetariane, con combinazione di formaggi e diversi tipi di pane, esiste anche in "box", stile spaghetti cinesi. Un kebab box: stessa, grassa bontà, ma niente che cade a terra fra un morso e l'altro.

3. Getrennt? separato? ovvero se pagate tutto insieme, oppure ognuno il suo. Provate a spiegare "alla romana" ad un crucco, o a dare per scontato che l'amico con cui uscite vi offra una birra: potrebbero sottoporvi ad un altro saggio di crucchità, tema: eguaglianza dei sessi.

E qui voglio citare la teoria della mia cara amica V., che però ancora non ho esposto a queste latitudini, timorosa di infilarmi in discussioni che potrebbero prendere pieghe anche serie: se un uomo non si degna nemmeno di pagarmi da bere, che futuro può dare ai miei figli? L'interessante idea sottesa è che quanto pagato dal cromosoma XX di turno sia una sorta di indennizzo per l'impagabile fatica che, almeno a livello potenziale e teorico, la XY deve preventivare per la gravidanza. A voi l'ardua sentenza.

venerdì 20 gennaio 2012

Sottigliezze

Dovrei aver capito che i tedeschi han dimestichezza con le metafore e tutto ció che é sottile quanto io ne ho con cose come: smalti, ideogrammi e punto croce. Eppure no, ieri ho voluto di nuovo fare la parte di madre Cornucopia, di Dea dell´Ábbondanza, di Madrina della Generositá.

Dopo una settimana a ritmo disumano al lavoro, ieri decido di boicottare il corso di crucco. Non ho fatto I compiti, ho delle rane che mi sguazzano negli stivali paludosi,  delle occhiaie da guinnes dei primati, intesi ovviamente come nostril progenitori arboricoli. Unica sosta fra l´ufficio e casa, EDEKA. Il negozio piú vicino, dove faccio incetta di generi alimentari, perché per una volta voglio spadellare e mangiare come Dio comanda. Dio mi fa capire di stare dalla mia parte, per oggi, perché a casa non c´e´traccia di essere umano. Cosí preparo una bella padella di verdure miste, cotte nel vino bianco, con spezie e formaggio, e due belle  Schnitzellone con sughetto di vino rosso e pomodoro. Nel frattempo, riesco persino ad infilarmi in doccia e a riprendere sembianze umanoidi.

Lo stesso Dio di cui sopra si rivela, tuttavia, un beffardo zuzzerellone : nell´esatto secondo in cui mi siedo col mio agognato desinare, J & consorte irrompono. J é due metri di crucco, magniachilometri sulle due ruote e vogatore incallito. Inevitabile conseguenza: la  quantitá di cose commestibili e non che riesce ad ingurgitare esula dalle mie capacitá descrittive, e questo dettaglio avrebbe dovuto essermi di monito.
Vicino alle padelle, a mo´di preventiva bandiera colonizzatrice, lascio un bel tupperware, segnale iinequivocabile che ció che resta della cena sará infrigato ad usum delphini. Mi sento pronunciare a piú riüprese « Figurati, prendi quello che vuoi, mangia pure », convinta, in fondo, che si intuiscano i miei piani di oculato management delle risorse alimentari.

Il giovane J. deve poi correre ad un  torneo di biliardino, non ha tempo. La sua solerte donna ha giá messo a bollire l´acqua, confido che il kg di spaghetti scotti contribuiranno a riempirlo senza intaccare troppo le mie sospirate riserve.
Niente di piú errato. Se ad un crucco dici « puoi mangiare », l´idea che sia una gentilezza da non prendere sul serio, o perlomeno nont roppo sul serio, non sfiora nemmeno la piú remota periferia del loro sistema cognitivo. Senza riuscire a proferire verbo in difesa della mia fatica fornellifera, vedo una padella intera di verdure finire nelle fauci teutoni, spazzolate a tempo record. La pasta risulta essere solo un contorno : una prima volta della Schnitzel, una seconda della verdura, una terza pure, ed infine, in mancanza di meglio, J ingurgita pasta e ketchup, sotto il moi sguardo esterrefatto.
Non so se sia meglio piagnucolare e prendermi a sberle, in quei due metri di inscalfibile consequenzialitá germanica é incamerato il moi pasto del venerdí, il salvataggio della mia serata, un click sul micronde e via.

Sará per lo stesso motivo che quando si esce a bere una birra con un crucco, lo si ritrova attivo in ogni possibile formato (virtuale, telefonico, messaggistico), convinto di un insossidabile, speciale feeling ? O che ogni volta che me ne esco con una battuta, dovrei munirmi di pagina 777 del televideo, con sottotitoli ?

Bizzarro popolo.
Ah, morale della favoletta. oggi, a pranzo, un tristissimo panino nero con una fetta di "vecchio gouda". Mi sentivo la piccola fiammiferaia.

domenica 15 gennaio 2012

di eugenetica frigorifera e indice di sposabilità

Oggi versione angelo del focolare. La mia metamorfosi è cominciata appena aperti gli occhi, quando la visione appannata ha messo a fuoco lo scempio della mia camera, raggiunta non ricordo bene come la notte prima. Istinto di sopravvivenza allo stato puro: sarei piaciuta a Danilo Mainardi, mentre caracollavo per le strade di Berlino, consapevole che ogni secondo speso a riflettere sulla direzione da prendere per rincasare poteva costarmi la morte per ibernazione.
Rammento l'accurata scelta della vodka da portare  a C., che mi ha invitato per delle caserecce lasagne: bottiglia minimalista, bianca e nera, col quel tocco di kitsch postsovietico nel sigillo con un martello rosso. Vodka Partizan, Bielorussia. Si accompagnava splendidamente ai finti amaretti danesi, che hanno un nome di trenta lettere, di cui, però, se ne pronunciano la metà. Penso che per simulare il danese basti gorgogliare e goglottare senza sosta, possibilmente con una parrucca color evidenziatore TrattoVideo.

Dunque, il samsiano scarafaggio che ero stamattina ha deciso di fare ammenda dedicandosi alla casetta. Previa doccia per cercare di riattivare i neuroni superstiti, si va di meticolosa pulizia del bagno e della cucina, tutto con passo felpato per non destare i coinquilini.
E poi:  eugenetica del frigo. Pollice verso ed eliminazione istantanea di tutti quei fenotipi sospetti, con l'aria mesta di chi sta invecchiando. Una mela raggrinzita, un formaggio non più candido, vasetti sottratti al protettivo sottovuoto finiscono ognuno nel sacchetto che li accompagnerà al disintegro, non c'è pietà nelle mie mani, padrone del destino di tanta diversità gastronomica.
Non paga, tronfia d'arbirtrio, decido che è anche ora di sortieren. Ogni mattina per raggiungere il mio joghurt, devo sottopormi a uno sfibrante esercizio di perizia manuale, tastando fra pile di scatolame, dribblando salami e zucchine per non far crollare la fragile edilizia frigorifera.  E' così che compartimento i vari ripiani, assegnando ad ognuno, con un post-it, il suo angolino, per evitare sottrazioni indebite di cibo e ricerche interminabili. Mi sembra teutonicamente accurato, corretto, l'ecosistema frigo ha trovato un nuovo equilibrio e rifulge di ordine e praticità.

Ebbra per l'atto d'autorità, attivate lavatrice e lavastoviglie per ultimare l'opera di risanamento, scopro con piacere che J e N. hanno un allenamento per la regata. Prodi virgulti d'ariano vigore, siate benedetti, che io mi godo la quiete domestica, da casalinga soddisfatta. Ritorno in cucina, signora dei fornelli, e sotto guardinga supervisione materna via skype, dò alla luce il primo risotto alla milanese della mia carriera. E poi ancora, cucino verdure e tofu, tutto poi compartimentato in tupperware in visione del ritmo mortale della settimana incipiente.

Direi che il mio indice di sposabilità, per oggi, è quasi una tripla A.

martedì 20 dicembre 2011

la prima volta col piú grande (dopo Mohammed Ali) e con il Club Mate

Aria rilassata in ufficio. E spunta uno stock di Capri-Sonne,  che é IL succo per antonomasia qui in Crucchia. In circolazione da decenni, la sua particolaritá é la confezione: un sacchettino di alluminio di soli 4, 33 g, morbido,, niente bricchino rigido come gli altri comuni, mortali succhi. Stando ad Internet, trattasi  di imaballaggio vidimato come "ökologisch", ovvero ecologico.


Il sole di Capri stato lanciato niente meno che da Mohammed Ali, secondo cui il Capri-Sonne era il piú grande, dopo di lui. (video)
La mia prima volta, come da copione, é stata carica di attesa, ma si é rilevata ababstanza deludente. Il gusto ciliegia é identico al gusto arancia, ovvero un dolcino indefinito, molto chimico a dispetto delle promesse dell´etichetta.

E qui non posso non raccontare di un´altra, recentissima prima volta, stavolta con il Club Mate.
Che non é, all´anglofona, un amico conosciuto in discoteca (di solito rientrante nella categoria "friends with benefits" o, meno politically correct, "with penefits"). Si tratta, bensí, di un´altra bevanda molto cara a questi mangiacrauti. E´un energizzante molto comune (categoria a me invisa), che  si beve per reggere il ritmo di introiettamento alcolico.
La lista degli ingredienti cosí recita: acqua, glucosio, zucchero, estratto di te mate, agenti acidificanti, aroma caffeina, aromi naturali, E150 (qui anche i menú segnalano la presenza di potenziali allergeni, inclusi coloranti e chimicate varie, difattisono pieni di note a pie´pagina, manco fossero tesi).
Per l´inverno esiste la versione con cannella, per riscaldare oltre che tirar su il morale.

Devo dire che anche qui, dopo un timido, casto fremito di labbra, sotto gli attenti occhi dei teutoni presenti, ho preferito sottrarmi ad una piú approfondita conoscenza, lasciando la bottiglia sostanzialmente illibata, in balia delle voglie notturne dei coinquilini. Sempre quelle note dolciastre e non meglio definibili di sottofondo.

E con questo, sorseggio gli scampoli di quest´inutile gironata di lavoro, buttando uno sguardo sul nero inchiostro della notte berlinese, cominciata giá da ore, ma nataliziamente violata da miriadi di luci: mercatini, ruote panoramiche, insegne varie.
Alla salute (e presto brinderemo all´ombra del tricolore).

lunedì 5 dicembre 2011

Lecker! (bbbono!)

Breve post digestivo. Stasera avevo una fame da lupi, oppure, come dicono qui "una fame calda" (Heisshunger).

E' stato divino il ragù congelato di mammà, sia lode alla tecnologia che dopo giorni e giorni ha riconsegnato alle mie papille un siffatto capolavoro. E poi, ormai sono dipendente, non riesco a finire la giornata senza il mio Milchreis.

Il budino di riso e latte, atavico ricordo della nonna. E qui lo fanno industriale. La Muller, che da noi fa fornicare col sapore, qui è molto più sobria. Non ho ancora mai visto i classici joghurt Muller, in compenso nel mio frigo non manca mai il Milchreis. Gusti: vaniglia, puro, cannella, cioccolato, ciliegia. Il mio preferito è alla cannella. 50 centesimi e la mia giornata finisce con un dolce interludio . Dovrei imparare a farmelo da sola, è molto semplice. Oggi, addirittura, mi sono concessa il lusso di prenderlo al banco gastronomia, con lamponi freschi. Un euro e 50.

Ero talmente di buonumore (complice le 48h di stop all' inquinamento acustico cagionato dalla mia, vicina di scrivania, cui dovrò consacrare un apposito post), che mi è sovvenuto che stanotte qui passa Nikolaus. Così ho comprato due mega brezel ricoperti di cioccolato da regalare ai miei coinquilini.

Ah, se non dovessi già convivere con  me stessa, a volte quasi mi sposerei.

Per concludere questo messaggio al mondo, così gaio, informo coloro che si preoccupano della mia ibernazione (per la verità, per i canoni crucchi l'inverno ha ancora da venire), che mi sono finalmente dotata di piumino e del tanto agognato paraorecchie peloso.
In sella non mi ferma più nessuno.

Di toscanici buki e altre spalmabilitá

Prima al lavoro e oggi la mia capa é a Bruxelles. Direi che me la prendo molto comoda, e senza rimorsi.

Domenica casalinga per il mio WG: eravamo tutti provati da una notte con svariati gradi in corpo e pochi fuori. L´unica che ha messo il becco fuori casa sono stata io, in coma profondo ho elargito perle di grammatica italiana e tradotto "Le Nozze di Figaro". Dovevo avere una sí fresca cera, che il mio amabile studente mi ha impedito di tornare a casa in bici.

Cosí ci siamo spalmati sul divano, gentil presente di qualche amico che, alla soglia dei 40 anni, fa la classica cruccata del "mollo tutto e me ne vo", partendo in bici per la Papuasia con due barrette di muesli e del mercurio cromo. Il trionfo del pranzo domenicale crucco.

So che starete cercando di indovinare il menú. A casa padrona incontrastata della tavola sarebbe stata la polenta, nei casi piú disperati una pasta raffazzonata all´ultimo momento. Qui non abbiamo una tavola, solo un mesto tavolino da the Ikea usato.

Orbene, l´apice del brunch domenicale berlinese é....siori e siore rullino i tamburi...il Brötchen. Il panino.
E qui lo spalmabile é un´arte, ci sono talmente tante cose spalmabili, che uno dovrtebbe dotarsi di polsiera per potersele gustare tutte senza acciacchi.

Io, sempre con un certo pudore mediterraneo, ho pillucato con parsimonia, sempre diffidente di ció che é molle e , dáltronde, mai grande fan di Kaori e dei suoi emuli (riguardate lo spot e meditate sulla decadenza galoppante, vi prego).
Dunque, cosí a braccio. Non solo hanno il burro, che é lo spalmabile per eccellenza, il substrato sopra cui tutto il resto dei molli si adagia beato. E, tremate, noi avevamo del BURRO CON OLIO D´OLIVA. Cioé questo panetto di burro, presumo danese visto l´imballo con sole O sbarrate, era al sapore di olio. Purtroppo il sistema nervoso era parecchio rallentato, e non ho né documentato con una foto, né riesco a ritrovare l´impervio nome su internet. Ma credetemi, non era un mio incubo. Prima o poi ve lo proveró, anche se non lo porvero´mai, dovessero forzarmici.

Il formagio fresco, poi, puó essere mischiato con qualunque cosa. Due esempi, fra gli svariati (e tutti piuttosto sulle note dle puzzolente andante):
- il BRESSO, una versione locale del kaoriano Phildadelphia

e...
il BUKO TOSKANA. Vai a spiegargli cosa significa "buco", per i toscani. Per loro "buko" evoca la scioglievolezza di un pessimo formaggio con pomodori secchi, un impiastro rosino che fa imbnizzarrire le mie pupille ed ermeticamente chiudere le mie papille.

Discorrendo con C., collega ed amico altrettanto espatriato, (lui ha scelto l´Oltralpe), si ventilava l´ipotesi di riciclarci come consulenti di nomi italiani. O sono solo io che non mangerei mai "Buko" e "spagetti Alfredo" di marca "Miracoli" in un ristorante chiamato "Bella mamma" sfoggiando un abito "Vero Moda" menrtre sorseggio un cappuccino "Gianni"?

Tra un prelibato boccone e l´altro, ogni tanto perfino i miei criptici coinquilini hanno proferito verbo. Peraltro, il composto, elegante N., la sera prima ha appeso una bottiglia di champagne alla porta, non riesco a capire perché. Poi se la sono scolata a colazione, dopo essersi addormentati vestiti sul divano, coi rispettivi letti a 5 mt massimi di distanza. Cosí J. ha cominciato a ripetere in loop "gato", "gato", "gato" perché la parola gli piace e gli viene da ridere. Poi si ´cimentato, col mio puntuale aiuto, in una sintassi un po´piú ardita, cosí il jingle é diventato "il gato sudato su deto", che sarebbe "il gatto é seduto sul tetto", tradotto a insistente richiesta sua. Voi immaginatevi un crucco di due metri, il giorno dopo una sbronza epica, che gira per casa in braghini corti mentre voi siete omino Michelin, che biascica come una beghina in chiesa "gato sudato su deto" e poi "gato seduto sul pesce". E poi, ebbro di giuoia, lo ripete in crucco, cosí il gatto divente "katze", e l´omofonia salta alle orecchie. Uno dei miei pochi, ma fedeli lettori, avrá un déja vu di un ospite random crucchissimo, zero melanina esaltata da una felpa verde mela elettrico che, in uno zozzo bar orobico ha passato ore a cinguettare ubriaco "machina di cermania, questa machina di cermania", indicando fiero un origami fatto con i tovaglioli.

In tutto questo scempio domenicale, i non battezzati coinquilini miei hanno acceso la seconda candela dell´Avvento, e in generale amano spegnere le luci e mangiare al soffuso lume di candela. Sospetto sia per pagare meno la luce, son piu tirchi di me, ma se non doveste piú avere mie nuove, potrei essere novella pulzella, avvinta dal rogo prenatalizio.

Mi sembra che i tratti salienti del mio ieri siano stati questi. Piú una nuova conquista lessicale, ovvero "vorglühen", letteralmente pre-riscaldare o pre-luccicare, in realtá l´usanza di bere prima dell´apertura ufficiale delle bevute, quello che i colleghi´dOltremanica chiamano, piú sempicemente, pre-drinking.

Ah, il budino di uova crude, zucchero, cacao e finti savoiardi ("biscotti da cucchiaio"=Löffelkekse) é stato ingurgitato, senza nemmeno troppe remore. ´
Benevenuto lunedí

sabato 3 dicembre 2011

Alla fine habemus non uno, ma due tiramisu.

Quello in grande stile per l'houseparty di stasera pare impeccabile.
Quello ad uso interno, beh ecco... ho dimenticato giusto un dettaglio...

il mascarpone!!

no comment. Anche se sospetto che i miei coinquilini apprezzeranno comunque, è una specie di budino di uova crude, zucchero, cacao e biscotti.

Peraltro, pensavo che quel tiramisu zoppo, lasciato da ore sul balcone, si sente un po' come me. Il sapore è buono, nulla da dire.

Viene solo il dubbio che resti insieme e resista.

giovedì 1 dicembre 2011

germanizzazione delle papille e socialdemocrazia verbale

Un veloce post prima di orizzontalizzare i miei muscoli anchilosati.

Ieri ho mangiato i "Kartoffelpuffer". Si dà il caso che l'onnipresente ragazza di J. sia la pargola di un imprenditore del settore patatifero, più precisamente dei derivati delle regine della tavola crucca. E quindi nelle nostre riserve non mancano mai schiere di bustine per ogni evenienza. Ma fino a ieri, ancora non mie ro avventurata nel mondo della Patata.
Un Kartoffelpuffer è una specie di tortino con uova e patate. Ma la nota che non t'aspetti è...la mousse di mele. Ora, la mousse di mele è uno dei miei alimenti base qui, la trovo deliziosa e fa bene anche all'ego, per la sua parvenza di alimento sano. Non l'avrei mai abbinata alle patate, eppure mi sono dovuta ricredere. Come i vicini polacchi, i crucchi amano queste combinazioni per noi poco ortodosse, mail risultato era buono. O sarà la germanizzazione delle papille?

Meditando di consacrare presto qualche riga che descriva la mia sopravvivenza culinaria, in omaggio alla migliore tradizione à la Clerici e per inorridire i puritani della cucina italica, concludo con una nota grammaticale.
Ieri ho "con-mangiato" pur senza aver "con-cucinato". Spesso non pago il biglietto dei mezzi, perchè se viaggio con chi ha l'abbonamento "con-viaggio". Così suonerebbe la traduzione letterale- e pragmatica- dei verbi tedeschi "mitessen", "mitkochen" e "mitfahren", seguendo la coppia "mitowhnen/convivere". Immagino ce ne sia una pletora , perchè quasi tutto si può "con-fare" (esiste, difatti, anche "mitmachen", oppure "con.-cantare", "con-suonare").

E con questa nota socialdemocratica, vado a dormire (senza con-dormire) .

giovedì 10 novembre 2011

come le patate divennero le patate, con intermezzo calcistico

Colombo scoprì l'America. Colombo portò pomodori, patate, mais, cacao.
Lo so, sono cibocentrica. E a scanso di equivoci, ai crucchi, in fondo, mi ci sto affezionando. Si tratta solo di giocare a non essere politically correct. Lasciate, or dunque, ogni lagnanza o voi che entrate.

Ma immaginatevi noi Tomaten senza Tomaten, e i Mangiapatate senza Patate. Da sempre reputo il buon Cristoforo il mio unico santo, visto che oltre a darmi la passata di pomodoro, ha anche aperto la strada alla malia del cioccolato. Non oso immaginare come fosse insipida la vita prima del 1492. E qui, credetemi, i Lindt sono ovunque, in qualunque foggia, ammiccanti nelle loro carte sgargianti e a prezzi troppo accessibili perchè si riesca a dire di no.

Prostrata dal ritmo sempre in crescendo al lavoro, rimugino brandelli di conversazione che mi sono rimasti impressi.

"Colombo era davvero italiano. La prova è che ha scoperto l'America per caso, mirando a tutt'altro. E' la stessa cosa che fa la nazionale di calcio che poi finisce per vincere i Mondiali".
Questa l'interpetazione crucca, che rammento aver suscitato vespai di polemiche (in testa, appunto, il Vespa nazionale) agli ultimi mondiali, per supposto oltraggio alla nazione (questo il video incriminato).
Imbattersi in grandi cose per caso, io lo trovo poetico, i crucchi non lo capiscono. A volte mi pare che elaborino strategie accurate anche per le cose più semplici, vedi i marchingegni a corda molto diffusi per aprire le finestre dei bagni, che quasi sempre sono troppo in alto perchè un comune mortale possa arrivare alla maniglia. Chiedete di improvvisare, e li metterete spalle al muro.


L'altro dettaglio che mi frulla in testa, è l'astuzia di quel volpone di Federico il Grande, che con i suoi soldati sapeva veramente farne di ogni.
Così nel 1756, per incentivare i suoi contadini a buttarsi sulle Kartoffeln, ne escogitò una delle sue e mise i valorosi soldati prussiani a guardia di campi di patate di proprietà statale. Ordinò loro di batter la fiacca, pur facendo mostra della proverbiale intransigenza. Così i villici, incuriositi da tanta cura regia per un tubero così poco avvenente, che cresceva sottoterra (che fosse frutto del demonio?), cominciarono a trafugar le kartoffel. E da lì, la patata cominciò la sua ascesa a regina incontrastata della dieta tedesca (chi fra voi sta pensando allo spot con Rocco Siffredi si ritroverà l'hard disk infestato dai peggiori trojan possibili).

Non molto dopo, tale Parmentier, costretto a sopravvivere a patate nelle carceri degli impietosi prussiani, avrebbe convinto Sua Maestà di Francia (quando ancora aveva una testa attaccata al collo) dell'importanza della patata. Eh sì, perche Malthus si ergeva a Cassandra di turno, e un modo per sfamare i contadini buttati con noncuranza sui campi di battaglia, lo si doveva pur trovare. Et voilà, pur bruttarella, la patata ce l'aveva fatta, e da lezioso ornamento del capo di Antonietta, si trasformò nella garanzia di sopravvivenza per il popolino di mezza Europa.



Anche il pomodoro, suo coetaneo (e si ritorna a Cristoforo), all'inizio era vittima degli strali della Chiesa: pare accendesse disii poco nobili e, essendo di guarnizione ai cibi, era un lusso troppo carnale perchè i portavoce dello spirito ne prendessero le difese.

Ma qui sarebbe buonanima dr. Cannella a dover dire la sua. Io volevo solo concedermi una toccata e fuga sulla tastiera.E rendere omaggio alla bellezza intrinseca del caso, che a chi sa cogliere l'attimo riserva frutti quantomai inaspettati

martedì 8 novembre 2011

"Wurstel": perché e´meglio grosso

Sola in ufficio.

Sfatiamo un mito: il "wurstel" non esiste. Esiste die Wurst (la salziccia) nelle mille possibili sue declinazioni e qui van fieri del Currywurst, inventato (parrebbe) nel 1951.
Provate: la "r" non rotola sulla punta della lingua, ma é una specie di ctonio raspare dal fondo della gola. La "u" é un veloce intermezzo prima delle altri consonanti.
Molti qui chiedono un piccolo wurstel, cioé un Würstchen. Ed ecco perché per noialtri é meglio grosso: la combinazione consonante + CH é a prova di corso di dizione. Chiediamolo sempre grosso, e non sbaglieremo mai.

Per la cronaca, secondo le guide questo é il miglior trabacchino per papparsi iL Currywurst. E a fianco, c´é il kebab migliore della cittä, a voto unanime. Non ho provato ancora nessuno dei due: il primo perché non sono una fan del genere, il secondo perché a qualunque ora del giorno e della notte c´é una fila incredibile.

Cibocentrica?
Ho ancora sullo stomaco la birra dolce (credo al caramello) che ho scioccamente accettato di bere ieri sera.

La danza dei 40 (extra)vergini

Pensavo al post sulla "burrocrazia". Chissà se qui quando qualcosa fila si usa la metafora dell'olio. E mi è venuta fame, fame di cibo patrio.  
Nel mio paradiso personale non vorrei 40 vergini, bensì 40 extravergini. Coi tempi che corrono, vuoi mai che i cinesi si mettano a contraffare (perchè avevo un dubbio sul congiuntivo di contraffare) anche imeni, oltre che le olive.
Ve li immaginate? 40 extravergini di fresca spremitura che danzano senza sosta, al ritmo dei cori angelici. Un vortice di sapori, viatico per la beatitudine. (Che poi, quante siano esattamente le vergini assegnati al buon islamico è materia controversa, mi par di capire).

E poi ieri ho provato a spiegare ad un danese cosa significa disquisire "sul sesso degli angeli". I figli di Lutero, e peggio ancora i figli del pragmatismo stile Ikea non sanno quali sapori si perdono. A livello semantico e a livello di papille.

(googlate "sesso degli angeli" e stupitevi delle immagini che escono).
Buona notte e saporiti sogni (che resteranno tali). Giovanni Rana, quando passi a casa mia?