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giovedì 17 gennaio 2013

Schegge da Halle


A Berlino bastava una pedalata per essere al di qua o al di lá del Muro. Halle era (ed è) tutta ad Est, ma preferisce ignorare il suo recente passato di centro dell´industria chimica pesante: ne lascia il ricordo ai tetri Plattenbauem che si rincorrono nei quartieri periferici, dove neonazi e (pochi) stranieri si contendono la scena. Preferisce fregiarsi di una delle università piú antiche di Germania, crogiolarsi nella sua piazza del mercato dove troneggiano la statua di Händel e la torre col complesso campanario piú antico d´Europa.
Ed è cosí che mi ritrovo alla scrivania del Max Planck Institut per la ricerca antropologica, storica ed archeologica, punto d´approdo di studiosi e ricercatori di mezza Europa, che qui vengono richiamati da un ricco patrimonio di "cultura materiale" preistorica e medievale, e da una solida tradizione di studi nella disciplina.

Insomma: a fare i pendolari tra universitá, centri di ricerca e le loro appendici, ci sarebbe da ridire solo del clima implacabile, che registra sempre i record nevosi della Repubblica Federale.
Certo ogni ambiente di ricerca è un po´un involucro protettivo che attutisce l´eco del mondo esterno: per fortuna le incombenze della vita pratica impongono di montare i mobili Ikea, allacciarsi alla corrente, fare la spesa, visitare l´anagrafe. 

Appena messe le grinfie sulle chiavi della nuova casetta, mi sono precipitata a procurarmi l´Anmeldung, quel pezzo di carta che è la chiave a tutti i servizi cittadini. La solerte, spaziosa funzionaria ha suggellato il mio diventare Halunke. Perché a dispetto delle dimensioni modeste, qui ci sono gli Halloren, cioè chi vanta radici ancestrali nella cittá, i discendenti di chi estraeva il sale, oro bianco di queste parti, poi gli Hallenser, ovvero i borghesi venuti in cittá a far fortuna sulle spalle dei primi, e infine quelli come me. Tanti Hallunke sono studenti o accademici, e fra gli illustri Hallunke la cittá vanta il filosofo Wolff,  il giurista Thomasius e  il teologo Francke.

Con il mio bravo documento ho ottenuto anche un inaspettato omaggio: un´entrata gratis a due per un concerto classico, una piece teatrale od un´opera. Nell´immaginario collettivo teutone, sächsisch ist nicht sexy (ma ci sarebbe da disquisire se esiste anche solo un accento tedesco orecchiabile) e qui si è sperduti nella pampa. Ma stretto tra il fiume Saale e il borgo di Giebiechenstein, il centro cittadino offre perle inaspettate a chi ha la pazienza di inerpicarsi tra salite, strade sconnesse, buche traditrici. Certo sono perle di provincia, e a chi venga da Berlino dove la sera i piú puntuali cominciano ad uscire verso le 22.00, la cittá non puó che sembrare un sonnacchioso ibrido di mostri socialisti e antiche glorie settecentesche. 


Anche chi volesse ammirare la sinistra maschera funeraria di Lutero dovrebbe adattarsi agli orari del Duomo cittadino, che solo gelosamente permette l´entrata. Ad Halle e dintorni di Lutero e i suoi tiri mancini al papa van fieri, e qui l´Università lo ricorda nel nome: anzi nel nome ufficiale (Martin Luther Universität Halle Wittenberg) compare la famosa Wittenberg, forse una delle porte piú menzionate nei libri di storia.
Sulla porta di casa mia dubito si potrebbero affiggere tesi: ho giá avuto un bonario richiamo da parte dell´amministratore per aver incollato il mio nome a citofono e cassetta della posta in fretta e furia, senz´attendere che fosse lui a forgiare una precisa etichetta. I muri domestici, invece, sono cosí spessi che nemmeno il segnale ADSL riesci a scalfirli, e ovviamente la lavatrice troneggia in cucina e non in bagno, come da prassi teutone.


Una preliminare ricognizione delle offerte gastronomiche punta tutto ai vicini ex sovietici: ristoranti cechi, specialitá ungheresi e baracchini polacchi sono comuni come le praline ripiene di qualunque cosa (cocco, Guinness, arancia, semi di papaverp) che si vantano tra i prodotti tipici della cittá. Leitmotiv, manco a dirlo: suinocrazia declinata in tutte le possibili variazioni sul tema, con predilezione del salsicciforme. Ma si sa che noi italiani arriviamo dappertutto, come mi conferma il fitto vocio siculo che rimbalza nel freddo fuori il “Da Luca” o l´accento romano dei camerieri del “Da Salvatore”. 


A 20 minuti di treno strizza l´occhio Lipsia, sempre piú osannata come la nuova Berlino, oasi di artisti e startupper squattrinati, e poco piú in lá Jena, Gottinga, Magdeburgo e tutta una seria di cittadine della cosiddetta “Mitteldeutschland”, che si stiracchia tra Turingia e Sassonia, tra un wurst e un cetriolo sottaceto. 

Allettanti premesse per non farmi narcotizzare dalle lusinghe di giornate spese fra conferenze, ricerca e seminari. Stamattina mi sono svegliata con una presentazione sulla tradizione poetica kirghiza, mentre mi chiedevo ossessivamente se avevo spento la macchinetta del caffè, preso il kit di sopravvivenza del ciclista a -8 (e su strade ostinatamente lastricate e non asfaltate, probabilmente da un burlone ubriaco) e se avevo ancora pasta in dispensa. 

Al netto della mia inarrivabile maestria nel perdere tempo e spiaggiarmi in (in)attivitá assolutamente inutili, queste prime due settimane da dottoranda possono solo dirsi positive. Dopo la fuga dall´ambiente accademico patrio e un anno da colletto bianco in una cittá come Berlino, sirena il cui canto continua a stregarmi, ho trovato un lido laborioso, colleghi variegati, insomma una chance. Siamo in 12 dottorandi: 4 storici, 4 archeologi, 4 antropologi, ognuno col suo fil rouge di ricerca, ognuno convinto di aver qualcosa da dire e da dimostrare, almeno quando é in giornata buona. C´è S., lo svevo che sembra il fratello di Pocahontas che partirá per una ricerca sul campo in Uzbekistan con la moglie croata e il figlio di un anno; E. l´americana pentita che mentre lavorava in un campo profughi in Palestina, si è innamorata di R. e lo ha quasi rapito per portarlo fin qui; L. la minuscola hongkongina dall´immenso valore sul mercato matrimoniale cinese, che peró lei vuole rifuggire; H. che ha i parametri invertiti rispetto a L. e ha il pallino delle tombe del III millennio a.C. Poi bé, ci sono io, quel tocco di Mare Nostrum che fluttua nel Mare Magnum del "che fare?" (senza alcun dotto riferimento zarista, ahime) e deve meritarsi la chance di cui sopra.


Poco fa, per distrarmi in modo alternativo, ho curiosato negli armadi del mio ufficio: ci ho trovato un libro in vietnamita, appunti in russo e un misterioso set di mazze da polo. Magari dopoil disgelo... Insomma, mondi paralleli: quello ovattato e autonomo dell´edificio tardo settecentesco e dei suoi gangli, discreti ma alacri, sparsi per la cittá, eppur autoreferenziali, e quello della Halle vera, fatta per viverci e non solo per studiarci, con la sua periferia inguardabile e i cognomi che tradiscono un´ereditá e uno slancio ancora vivissimi con i vicini dell´Est. Del resto, anche qui in Istituto non si contano i figli- seppur imparati- di Grande Madre Russia, e fra i centri di ricerca piú prestigiosi si conta quello di antropologia per la Siberia e quello per la Storia della Polonia.

Solo qualche sparuto kebab gestito perlopiú da vietnamiti che servono anche cucina panasiatica e pizza,le scarlatte filiali della Sparkasse e il flusso senza sosta dei ragazzi che col car sharing fanno la spola con Berlino, mi ricorda che la capitale è, in fondo, a meno di due ore di distanza.
Ci continuiamo a re-incrociare Berlino, la mia ancora ancora non vuole salpare dai tuoi sporchi vicoli e dalle tue grandiose Allee, dal puzzle dei tuoi abitanti e dalle contraddizioni delle tue lusinghe. Ma, in fondo, mi sento una privilegiata, una di quei tanti studenti che, fossero rimasti a casa loro, avrebbero avuto timore reverenziale a bussare alle porte dei loro professori e qui ci discutono per ore intorno una birra.  Dunque, a noi due, Halle: non sará certo l´accento piu dileggiato di Teutonia a impedirmi di provare a ca(r)pirti, e spero che non mi contagi quella malaise da anacoreta d´alto bordo di chi pensa che sguazzare solo fra sudate carte sia stigmate di elezione e inarrivabile virtú.


giovedì 13 dicembre 2012

Di ghiaccio, santi e zucchine


Il sabato mattina a Berlino, specie quando è incellophanata da uno strato di ghiaccio, dovrebbe passarsi a letto, a ripetere come mantra i buoni propositi di non toccare più alcool per il resto della settimana.

Invece, capita che l’amico di un conoscente del club di vela di Berlino organizzi un “alternative tour” (su terraferma) e che il freddo diventi la migliore sveglia: i muscoli intorpiditi capiscono al volo che, per non soccombere alla dura legge del termometro, devono portarti alle 10.00 al punto di ritrovo e mantenerti sempre all'erta. 

Alex a occhio e croce ha trent’anni, fotografo freelance che per sbarcare il lunario fa la guida “alternativa”. L’aggettivo, si sa, sta a Berlino come “bel” al nostro Paese: binomi inossidabili che neanche la prova, eventualmente, dei fatti potrebbe mai smentire. Lo scruto scettica dalla fessura tra sciarpa fin sotto il naso e finto colbacco calato sulle orecchie, pensando a quanto promette il sito degli alternative tours “per noi questo non è solo un modo di far soldi, perché quello che vi mostriamo lo respiriamo in prima persona”. 

Ed è proprio così. Il fil rouge che Alex segue fra le neve mentre ci accompagna tra Friedrichshain, Kreuzberg e Neukölln è quello della sua passione per la street art. Mi racconta che per lui il fascino dei graffiti sta proprio nella loro volatilità, che per coglierne la transeunte bellezza uno deve starci attento, amare la città e osservarla sempre con rinnovata curiosità, esserne compartecipe e non semplicemente un pendolare degli spazi in cui si muove. Gli piace l’idea che la street art interagisca con l’ambiente urbano: ci mostra The Astronaut, uno dei graffiti più conosciuti di Berlino. Dal 2007 fluttua su un muro di Kreuzberg, e alla sera regge una bandiera, la cui ombra è proiettata da una concessionaria antistante. 

Molto meno scenografici sono i “6” che un artista 80nne va dipingendo ormai da anni su pietre, pali della luce, volantini rimasti attaccati ai muri. Le autorità ormai lo conoscono, ma lui si limita a sprayare su superfici che non sono né private, né passibili di “danneggiamento”: nemmeno Alex, che riesuma dalla neve un 6 verde fosforescente spruzzato su un cordolo del marciapiede, sa se ci sia un significato sotteso alla cifra.

Il significato della street art è collettivo, per questo mutevole e soggettivo. Mi racconta la storia di Linda: qualche anno fa, un anonimo disperato le lanciava continui messaggi dai muri della città, chiedendole di tornare da lui e che l’avrebbe aspettata in un determinato bar della città. Lo strazio del cuore infranto non ha lasciato indifferenti nemmeno i berlinesi, che con messaggi lasciati in città, ai giornali o alle radio, han preso partito ora affinché la misteriosa Linda concedesse al suo innamorato un’altra chance, ora offrendosi di darle una mano a liberarsi dall’incallito stalker. Infine, pare che l’artista abbia rivelato ai microfoni di una radio berlinese che Linda altro non era che una finzione artistica, un modo per comunicare anonimamente con la città e farla partecipare all’opera d’arte.


E’ quello che fa anche il collettivo Various and Gould, di cui mi colpiscono particolarmente due progetti: Die Identikit Serie e Moderne Heilige. Per il primo, gli artisti hanno assemblato collage con parti del viso di emigranti famosi (da Obama a Zidane), alternandoli a parole ricorrenti nei titoli nei giornali associati a delle nazionalità. Lombroso e forse anche Mendel studierebbero interessati le combinazioni anatomiche risultanti, con intermezzi quali “nazi”, “drogato” e “pagano”. A me, più prosaicamente, frulla in testa un Superuomo composto dai nostri vari bei politici e gli epiteti che il volgo assegnerebbe loro, ma ahimé non ho mai avuto un minimo di senso artistico.

Nella serie sui santi moderni, il collettivo berlinese si è accollato la responsabilità di fornire nuovi, attualissimi santi: c’è Santa Data che protegge i dati informatici, San Spekulatius patrono degli investimenti finanziari e Santa Diversita che sfoggia un apparato sessuale composito su uno sfondo arcobaleno. Chissà che, tra una twittata e l’altra, anche Sua Santità non passi in rassegna i nuovi candidati e decida di aggiornare il pool cui rivolgersi per raccomandazioni rigorosamente spirituali (per quelle terrene la scelta è fin troppo vasta). 

Per chi volesse accendere un cerino a questi moderni santi, basta fare un salto in zona Rosenthaler, dove fra una boutique di lusso e l’altra, si nasconde una rete di Höfe (cortili) dove regnano sovrani i graffiti. Tra gli altri, la celeberrima Little Lucy: bambina che escogita mille modi per liberarsi del suo gatto, diventato l’emblema di uno dei writers più in voga della città e “Just”, che Alex ci indica entusiasta arrampicandosi su un cordolo. Io non ci trovo fascino alcuno, ma la scritta è stata sprayata con un estintore, tecnica pericolosa che combina perizia alchemica per mettere a punto il colore e felina agilità per maneggiare l’aggeggio tra un tetto e l’altro. 

A chi ha la pazienza di addentrarsi in questi cortili, chic solo dopo il crollo del Muro, si rivelano anche altre perle: mi riprometto di passare presto al piccolo museo dedicato ad Otto Weidt, Schindler berlinese fabbricante cieco di pennelli che con mazzette ed espedienti riuscì a salvare svariati ebrei dai campi di sterminio. 

Un ultimo sgambettare tra i ghirigori di neve sporca ci porta a Kreuzberg, quartiere che Alex ama particolarmente, tanto da schierarsi fra le fila della squadra locale nella battaglia a colpi di spazzatura che avviene ogni anno contro Friedrischshain, sull'Oberbaumbrucke. Facciamo un salto all’ex complesso ospedaliero di Bethanien, che dal 1970 è uno dei simboli della Berlino “popolare”, intesa come appropriazione di spazi al servizio dei cittadini. Non mi è chiaro il meccanismo giuridico per cui da un’occupazione “di massa” (Alex sottolinea: “non solo punk e alternativi”) si è passati ad un riconoscimento formale, fatto sta che gli imponenti edifici di metà ‘800 sono oggi adibiti ad (immancabili) atelier d’arte, a scuole di musica e spazi per gli studenti. A due passi c’è anche la “fattoria dei bambini”: un salvifico lembo di campagna nel cuore della città. L’idea è semplice, forse per questo vincente: per bambini nati fra centri commerciali e internet café, avere caprette e pony con cui giocare è una necessità pedagogica basilare. Una bimbetta cerca di convincerci a saltellare sul laghetto ghiacciato insieme a lei e, forse preda di un improvviso moto pascoliano, sto per cedere alla tentazione: solo un sinistro scricchiolio e il ricordo di un (pur patriottico) affondare davanti allo Spilberk mi salvano dal baratro.

Il nostro tour finisce al Prinzessingarten, una urban farm subito fuori Moritzplatz. Qui zucchine e piante aromatiche sono piantate in box e cartoni, pronti ad essere trasportati in ogni angolo della città e a fronteggiare un eventuale sgombero. Chi vuole portarsi a casa qualche ortaggio a km zero non ha che da riscoprire il pollice verde personale e dare una mano all’umanità varia che ci vive.

Appena varcata la soglia, sarà pure effetto placebo, perfino i rumori dell’inteso traffico in direzione Kotti si attutiscono, e bere un succo di mela bio riporta alla mente bucoliche immagini perdute, flash dell'infanzia a ridosso delle Prealpi  orobiche. Mi piacerebbe poter dire che sto pensando alla famosa madeleine della letteratura, ma molto banalmente è il perfido critico culinario di Ratatouille a balenare nei miei pensieri. Oggi il Garten ospita un mercatino di Natale, con ninnoli sudamericani e tibetani venduti da bionde donzelle, coltelli fatti a mano da rasta attempati e crepes originali francesi arrotolate da un afroamericano. In un angolo, in una specie di yurta cittadina, un vecchio che potrebbe essere biblico ammalia grandi e piccini con le sue enormi bolle di sapone. Un amico si cimenta e non riesce più a smettere, ripete che è davvero “krass” e rilassante, al che il canuto sfodera un impensabile biglietto da visita e racconta del valore terapeutico della sua arte (formula del sapone, natürlich, segreta, ma rigorosamente bio): ai funerali spiega ai bambini l’evanescenza della vita disegnando bolle iridescenti nell’aria.


Certo come il “bel” da noi fa (o dovrebbe fare )business, anche tutto ciò che è alternativo a Berlino fa soldi. Del resto, tutti sanno che la città è povera, ma sexy, e la forza della street art e di tutto ciò che è “social” sta anche nelle carte di credito dei turisti che immortalano quelli che a casa loro chiamerebbero scarabocchi vandalici. Alex ci lascia mentre ci avventiamo su un falafel bollente, persuaso tuttavia che il fascino delicato e mutevole di Berlino riuscirà a sopravvivere anche alla piaga delle locuste della gentrificazione: forse ha un’immaginetta di San Gentrifizian nel portafoglio, che riempie grazie alle mance dei turisti che cerca di iniziare alla sua passione per la street art. 

Del resto, che Linda sia o meno in carne ed ossa conta poco, le favole anche quando sono urbane sono fatte per crederci e poter scivolare sui laghetti ghiacciati della fantasia senz’annegare nelle morse della torbida acqua sottostante. 

domenica 5 agosto 2012

Esercizi di...stile

Libera e parziale traduzione di una  puntata di un programma quebequino (si scriverà così?) che ficca il naso fra le lenzuola dei crucchi.
PS: ho saltato alcune parti che mi sembravano meno interessanti o ridondanti, ma che a mio avviso non pregiudicano la comprensione globale del servizio.).


Eccomi in un Paese di contrasti, che ha dato i natali alla sessuologia, al grande movimento nudista, un Paese dove è facile farsi frustare così come fare il pieno coccolare: questa settimana parlo di sesso con i teutoni , benvenuti in Germania.

Eccomi a Berlino, cioè in Germania. (off voice: ma no, vuol dire che sei a Berlino!) .
Berlino è la capitale politica, economica e culturale di questo Paese che è 5 volte più piccolo del Quebec e ha 10 volte più abitanti.

A prima vista, non noto grandi differenze tra l'homus germanicus e i suoi vicini europei, ma come sempre basta grattare un po'la superficie per farsi un'idea più precisa.
E' quello che fa anche la giornalista francese Prune Antoine, che vive a Berlino da vari anni. Nel suo blog e in varie pubblicazioni tedesche disseziona l'emotività e l'affettività delgi uomini tedeschi

P.A..: " Sostengo che Berlin ist zum ficken, nicht zum lieben, cioè che Berlino è fatta per scopare e non per amare. E' davvero difficile instaurare una relazione con un individuo di sesso maschile. Quale sia il motivo, lo ignoro, ma è vero che i tedeschi sono molto timidi. La cosa strana è che in Germania i ruoli sono rovesciati: le donne sono dominanti, si fanno avanti, vanno a cercare, si danno alla caccia all'uomo e gli uomini si nascondono dietro la birra tutta la giornata o tutta la serata. Li vedi in giro, dei gruppi di uomini che si guardano intorno con aria spaventata, ma che non fanno alcun passo."

Mi dico che Prune deve esser rimasta delusa dalle relazioni con i tedeschi, perchè la sua descrizione lascia spazio a ben poche speranze.
AP: "Emozionalmente handicappato, freddo, timido, castrato, sempre un po' ritirato, anche a livello emozionale in una relazione, una pietra insomma".
Mi stupisco, quindi, che una giornalista così carina sia rimasta così a lungo in un Paese i cui uomini sono così terribili.
Ma i cugini germanici avranno almeno una qualità, no?
AP: "belli...merda, belli, per cui è difficile resistere in fondo"
E la donna tedesca?
AP:" Le tedesche sono molto forti. (...) Davvero forti, penso più emancipate rispetto alle francesi. La tedesca media non si cura molto del suo aspetto, nè è ossessionata dalla seduzione, aspetto che nel Sud Europa abbiamo mantenuto. "
Per una francese deve sembra il mondo al contrario, visto che in Francia l'uomo rimorchia e la donna lo attende. E' tutto diverso, no?
AP: "E' orribile, un vero incubo. Si arriva qui e si continua a fare quel che si faceva prima, e non c'è verso, non hai alcuna reazione sessuale per anni, è davvero orribile"
Hai detto che gli uomini qui sono stati castrati, lo sono ancora?
AP: "C'è stato questo movimento di emncipazione femminile che ha fatto male all'identità maschile, perhcè gli uomini non si ritrovano più negli schemi tradizionali, e al contempo non possono essere del tutto femminili. Si vuole un uomo che sia forte, ma anche sensibile. <e' qualcosa di paradossale e sì, direi che ancora oggi i tedeschi sono castrati."

Stando alle parole di AP, l'uomo tedesco soffrirebbe di una grave menomazione emotiva. Di quest'opinione è anche lo psicoterapeuta Achim Goeres, che ritiene ci siano cause storiche per questo fenomeno che ha tuttora un impatto importante sulle modalità di interazione dei tedeschi.

AG: Credo ci siano due problemi molto frequenti: uno che le persone hanno difficoltà a relazionarsi ai propri sentimenti, particolarmente quelli legati alla sfera fisica; e l' altro, specie per quanto riguarda gli uomini, si ha molta paura di fare qualcosa che urta la volontà dell'altro."
Venendo qui, pensavo che non avrei mai toccato l'argomento "II guerra mondiale", perchè è in qualche modo tabù, ma è al centro della sua teoria.
AG: "Sì. Gli uomini si sono resi colpevoli di azioni atroci, e dunque anche quelli di due generazioni successivi sono molto timidi, direi confusi su come essere uomini, senza essere bastardi."

[segue intervista con una coppia mista. La donna, tedesca, trova i suoi connazionali molto affidabili, ma noiosi, generalmente freddi. Il marito americano ritiene che le tedesche tipiche siano calcolatrici, pragamtiche, coi piedi per terra.]

Ci sono vari aspetti in cui i tedeschi sono molto diversi da noi: sono molto ecologisti, bio, contro il nucleare e alle volte si sentono molto, molto vicini alla natura.
A Berlino e in tutte le grandi città tedesche, appena le nuvole si fanno da parte, non solo il sole esce allo scoperto.
Se qualcuno la guarda storto per via della sua nudità, come si sente?
Nudista: "bene, perchè sono come sono...Guarda, anche lui è nudo, anche lei. Ce ne sono tre, quattro...Qualche giorno fa c'era una cinquantina di nudisti"
Mi spieghi meglio questo movimento FKK
N:"Significa svestirsi per sentirsi naturali, liberi per godersi il sole esattamente come si è, come si è nati"
In Germania si contano più di 50.000 nudisti, una vera e propria subcultura con regole, tradizioni e specialisti.
Incontro un medico perhcè mi parli della FKK (Frei Koerper Kultur)

Dr Rainer Herrn: "Il movimento FKK comincia tra fine XIX e inizio XX, in origine contro l'urbanizzazione: le città erano sovrappopolate, le persone vivevano in grnaid numeri in piccoli appartamenti. Uscire all'aperto senza vestiti era come un ritorno alla natura, alle proprie radici."
Mi colpisce che siate tutti qui, al centro della città, ci sono appartamenti dappertutto e chiunque può passare e vedervi così come siete.
N:"A Berlino ci piace la libertà e si può fare quel che si vuole, finchè non si commettono azioni cattive [sic]"
C'è una certa tensione sessuale, la gente si guarda in un certo modo?
N:" Mah, non credo sia quello il punto. Certo mi piace guardare le ragazze e le donne nude, bè anche gli uomini nudi, ma anche l'idea di essere libero."
A Berlino si contano almeno una decina di parchi e varie piscine per nudisti, e di solito non vi capiterebbe di essere interrogati da un giornalista nord americano.

La Germania ha dato i natali a molte persone famose, fra cui Beate Uhse. Ehm...sì, chi è?
Forse non la conosco solo perchè non sono tedesco, qui la conoscono tutti.
Chi è Beate Uhse? [seguono risposte dei passanti, tutti sanno di chi si tratta]
C'è una catena di circa 30 negozi a suo nome in tutto il Paese. Beate ha dato un volto alla rivoluzione sessuale tedesca. Questa donnina ha segnato la storia tedesca, innazitutto in quanto una delle prime aviatrici della Luftwaffe, il celebre corpo d'aereonautica che ha spesso messo in difficoltà le forze alleate.
Uta Barkow (...):Beate Uhse è stata la prima a sostenere che le donne non erano solo madri e casalinghe, ma innazitutto donne, che potevano dire la loro nelle relazioni. e ha fornito loro degli strumenti per tutto questo. "
Cominciò con degli articoli spediti a mezzo posta, per poi avviare una catena commerciale finchè poi, alla fine delgi anni '80, un avvenimento storico che tutti consocete le ha fornito un'occasione d'oro.
U.B.:"Con la caduta del muro, Ute fu una delle prime imprenditrici a vendere anche all'Est, al motto di "anche voi". (...) "Nella RDA si parlava apertamente di sesso, pillola e preservativi erano facilmente reperibili. Ma la pornografia, specie quella peculiare, questo non c'era.
In giro per i sexyshop del mondo, quando un oggetto è ben fatto, di solito è tedesco, come segno di qualità.
"Il primo giocattolo ad aver ricevuto una certificazione di qualità in Germania è stato un vibratore.
Beate Uhse (...) è stata anche mecenate delle arti erotiche, trasformando l'ultimo piano del suo negozio berlinese in un museo del sesso.
(...)
DR RH: "La Germania è stata la culla della scienza moderna, e Berlino l'epicentro dei movimenti d'emancipazione: delle donne, degli ebrei, degli omosessuali.(...)già ad inizio '900 la città pullulava di bar, ristoranti e cinema per rimorchiare e tutta una serie di pubblicazioni gay a tema."
Alla fine del XIX secolo, Magnus Hirschfeld fonda un comitato per studio delle minoranze sessuali e la tutela dei loro diritti.
RH "Hirschfeld inventò il termine travestitismo e ci scrisse un libro nel 1910, e nel 1923 coniò il termine transessualità".
(...) "Questo è il passaporto di una travestita, per autorizzarla a indossare vestiti maschili in pubblico. Vestirsi con indumenti ritenuti consoni per l'altro sesso era un'offesa alla decenza. (...)
La sessuologia e i movimenti d'emancipazione furono poi bollati come scienza ebrea, un'offesa ai valori morali germanici e, dunque, banditi, con conseguente fine della libertà sessuale.
(...)
Solo in Germania is può fruire dell'assistenza sessuale. (...)
Nina de Vries: "Il servizio che offro si chiama assistenza sessuale, un servizio sessuale pagato per dusabili, che l'handicap sia fisico, psicologico o mentale. Ho iniziato offrendo massaggi tantrici od erotici a uomini"normali", poi mi sono accorta che i disabili che venivano da me avevano ancor più difficoltà a vivere questo genere di esperienze. (...) E' un bisogno umano fondamentale, potremmo dire un bisogno primario secondario, non si può vivere senza bere e mangiare, ma si può campare senza sesso fino a 100 anni, anche se forse è una vita un po' morta. (... )Chi soffre ti trisomia 21 può avere esperienze amorose, serve, però, insegnar loro come ci comincia una relazione, come si conosce qualcuno, come ci si relazione alla sessualità. E come si possono imparare queste cose se per anni nessuno ti ha stretto fra le braccia?"
In Germania ci sono circa 50 assistenti sessuali, e Nina riceve in media 150 E a visita.
NdV:"Offro massaggi sessuali, cioè molto semplicemente anche gli organi genitali sono compresi nel massaggio. Abbracciarsi, stare vicino, accarezzarsi e lasciarsi toccare ed accarezzare. Non offro rapporti sessuali nè orali. Lo metto sempre in chiaro da subito: niente baci e niente rapporti, non sono la loro ragazza. Certo, se lo desiderano posso portarli all'orgasmo."
Se vi definissero come una prostituta con una clientela speciale, come reagireste?
NdV: "per me si tratta di capire cosa posso offrire e restare sempre autentica".
[visita al quartiere ST Pauli di Amburgo, dove i sexy shop hanno l'aspetto luminoso e trendy di boutiques e le prostitute sono "sane e felici" per via dei rigorosi controlli cui sono sottoposte.Minori, donne e telecamere vietati. il 95% della clientela è sposato.]

Parlo con un'esponente di HYDRA, associazione che sostiene i lavoratori del sesso, della condizione delle prostitute, sempre descritte come vittime.
HYDRA:"Per la mia esperienza, il 98% delle prostitute ha scelto questo mestiere liberamente e consapevolmente. Restm, tuttavia, più facile rappresentarle come vittime, piuttosto che accettare il fatto che delle donne amino prostituirsi per se e per il denaro che così guadagnano."
Aspetti positivi del mestiere?
"Una prostituta si gestisce da sola, ad esempio può conciliare meglio la cura dei bambini, perchè di norma lavora di notte, quando c'è qualcuno a casa. E poi, beh, direi i soldi."
In Germania alcuni bordelli offrono una specie di "buffet cinese del sesso": si può bere, mangiare e avere rapporti sessuali quanto si vuole per un prezzo fisso.
"Oggi la prostituzione in Germania non è più ritenuta immorale. Se un cliente non paga, si può costringerlo a farlo per vie legali. E' esattamente quello che volevamo, cioè una regolamentazione di quello che è un business.
[visita al bordello più prestigioso di Germania, il Relax Club di Amburgo, in stile da club inglese. Parla il gestore: "Le ragazze che lavorano da noi parlano correntemente almeno due lingue, sono belle e raffinate, non devono dare l'impressione di essere prostitute. (...) Qui si cerca un'esperienza, noi non vendiamo sesso, ma intrattenimento. Offriamo buona musica, 550 bevande alcoliche, spogliarelli, lap dance...quello che un uomo si aspetta per una serata perfetta." "Le ragazze scelgono i loro orari di lavoro, le loro tariffe (...)lavoriamo soprattutto dal lunedì al giovedì, perchè nei weekend i businessmen tornano a casa, dalle famiglie. La nostra lavoratrice più giovane ha 21 anni, la più anziana 67. E' una contessa e ha spesso clientela molto giovane. Le ragazze trattengono per sè i soldi delle prestazioni, noi facciamo profitto sull'entrata, i drinks, l'affitto della stanza]

Torno a Berlino, per incontrare chi affitta appartamenti a chi ama farsi del male per sentirsi bene.
OS, co-proprietario: "L'associazione sadomasochismo/violenza è una definizione data da persone che non conoscono effettivamente le pratiche: si tratta di rapporto consensuali fra persone con gli stessi gusti. "
[Immagini dal Folsom Europe, evento fetish annuale OS. sostiene che il feticismo si basi sulla necessità di rapporti gerarchici ribaltati, per chi nella vita di tutti i giorni è molto impostato e direttivo, e poi ricerca, quindi,  qualcosa per controbilanciare. Immagini dal Kulturhaus, un club feticista di Berlino ]

La Germania è un Paese di estremi, si passa dal "molto hard" al "dolcissimo": benvenuti nell'universo dei coccolo-party: 3 ore di sole carezze a degli sconosciuti.


Mi è stato detto che i tedeschi sono in conflitto col proprio corpo, quasi distaccati, che la loro sessualità è molto intelletuale. Coccolarsi è un buon modo per riconciliarsi col corpo?
Rosemarie Doebner, fondatrice delel serate per coccole: "Assolutamente. All' inizio propongo anche esercizi di respirazione per rientrare nel corpo e concentrarsi sull'energia interiore. (...) All'inizio spiego le regole, i partcipanti si presentano e si comincia con alcuni esercizi. A occhi chiusi, ci si fa toccare, in fondo la gente viene qui per soddisfare il bisogno di contatto tattile: si viene qui e per tre ore si tocca e ci si fa toccare, poi si torna a casa. Qui non ci sono obblighi, si viene senza prendere appuntamento con gli altri. Molti ci vengono dopo un'intensa settimana di lavoro: dirigenti, impiegati di banca...3 ore di coccole rappresentano un profondo relax."
L'apice della serata è una specie di grande orgia delle coccole, dove 30 persone si accarezzano sdraiate su una grande materasso.
RD: "quello che conta qui è distendersi, certo la sessualità in qualche modo è latente, ma a me interessa poter offrire uno spazio dove tutto è lento e sottile. Ci si tocca, ma senza scatenare energia erotica.

Parlo con un businessman di Colonia che ha inventato un profumo molto particolare: Vulva.
Guido Lenssen:"Non si tratta di un prodotto per sentirsi più seducenti, è l'aroma femminile racchiuso in un'ampollina. Lo si apre, lo si applica sul dorso della mano, si annusa e si ha un film erotico in testa"
Come si produce dell'acqua di vulva?
GL: "(...) domanda che ci pongono in molti, ma è un segreto. Contiene una sostanza organica proveniente da una donna vera. (...) In fase di sviluppo del prodotto abbiamo testato l'aroma vaginale di varie donne, e poi lo abbiamo testato su un vasto campione di uomini. Abbiamo scelto quello che piaceva di più agli uomini".
[segue annusamento random di un campione da parte di passanti, che provano ad indovinare di cosa si tratti]
Pochi millilitri di "Vulva" costano 25 E e, soprendentemente, la maggior parte delgi acquirenti sono donne.
GL: "visto che piace così tanto agli uomini, non mi sorprende: probabilmente le donne pensano di poter usare il perfetto aroma vaginale per stregare l'uomo (...) l'anonimità del prodotto è parte dell'intrigo, gli uomini sono incuriositi dal profumo di una bella sconosciuta".