giovedì 19 luglio 2012

Saggezza popolare

La pioggia qui non è torrenziale: è apocalittica.
Per rinfrancare un po' l'umore provato dai continui, violenti attacchi d'ira di Giove-che-più-pluvio-non-si-può (e che, puntualmente, sono sincronizzati con le mie sortite sulle due ruote), mi dò alla saggezza popolare.

Una cara collega, assistendo all'ennesima sceneggiata del Capo Supremo dell'ufficio, mi ha scritto un messaggio consolatorio: "Miriam, tutto ha una fine, solo il wurstel ne ha 2" ("alles hat ein Ende, nur das Wurst hat zwei").
Come condensare in 9 lemmi una cultura, un popolo, un'essenza. Il solo infinito, per i crucchi, sta nel loro capolavoro culinario, nel salsicciotto come Giano bifronte, come palindromo sollazzo del palato, come simmetrico, sempre uguale a se stesso, rassicurante, sfrigolante maiale in forma modular-tubolare.
Provo a pensare allo stesso modo di dire in forma di spaghetti, eppure sarà la loro natura affusolata, la loro tendenza a deformarsi col calore e ad arricciarsi in forme poco canoniche, ma non mi suona.

Del resto, "la prova per il budino viene quando lo si mangia" ("der Beweis des Puddings ist im Essen"), e forse solo quando mi convertirò all' infinita pragmaticità del Wurstel comprenderò lo spirito teutone.
Sempre restando in ambiti limitrofi al commestibile, mi sembra non faccia una piega che in Germania non siano gli asini a volare, bensì i maiali ("wenn Schweine fliegen").
Così come il fatto che per disentegrare l'amor proprio di un avversario ne si insulti la madre, che qui "succhia maiali" ("deine Mutter säugt Schweine").

Nonostante cerchino in tutti i modi di trovare una regola per essere creativi (ci deve pur essere uno schema per esser fuori dagli schemi, no?), i cari crucchi, che ormai, si sa, ho imparato ad apprezzare, sanno bene che "un' ascia in casa a togliere il carpentiere di torno"("Die Axt im Haus erspart den Zimmermann"): se non vuoi che il disordine, l'improvvisazione e la spontaneità crescano come erbacce nel tuo orticello, conviene avere sempre una batteria di battute e proverbi di scorta come deterrente.


venerdì 13 luglio 2012

Teutoniche Epifanie

I tedeschi, si sa, sono flessibili come barre di acciaio inox. Il prode guerriero germanico, temprato dalla caccia e dalle nevi, che prima o poi si fa un sol boccone del lascivo romano sdraiato sul triclinio al sole.

L´aneddoto classico non puó che essere biruote. L´altro giorno, pioggia battente da film gotico-vampiresco, oso attraversare in bici col rosso. Non un veicolo all´orizzonze, metri e metri di grigiore, l´asfalto che si confonde con il cielo, in una sulfurea orgia di pioggia e smog. A mia discolpa: volevo evitare di bagnarmi perfino l´anima, perché va bene che si nasconde in ctonie, imperscrutabili profonditá, ma quando il cielo decide di mollare ogni ormeggio, anche lei ansima alla ricerca di terra asciutta.

La ruota anteriore non fa in tempo a valicare il confine tra lo spazio assegnatomi dalla luce rossa del semaforo per biruote, che subito una voce tuona, proprio a cercare quell´animella mediterranea, tutt´intenta a scappare dalla furia meteorologica e a invocare che le si conceda pietá, in fondo é metá luglio.

Mi giro, pensando di trovarmi di fronte a qualche biblica apparizione. La Giustizia, stavolta, ha deciso di palesarsi nella meste vesti di un anonimo quarantenne, felpone e jeans da lavoro, caschetto alla Goerge Best color evidenziatore TrattoMarker completamente fradicio. Al suo cospetto, ogni mia facoltá di interazione con la lingua germanica si  annulla. Scruto le sue sembianze cosí innocue, paventando l´arrivo di qualche apocalittico giustiziere alato.

Ma coi prosaici tempi che corrono, é piú facile imbattersi nella Giustizia col fascino della divisa

Fine di una giornata lavorativa estenuante, di quelle che ti lasciano in corpo solo l´energia sufficiente per maledirle. Arranco sulle prime pedalate e mi metto il ceullare all´orecchio. Sono nel viottolo davanti all´ufficio, oltre a qualche sparuto passante, ci sono solo gli orsi-mascotte del parco, ormai stufi si mettersi in posa per i giapponesi di turno. Mentre mi avvio stracca, ecco i due soldati a guardia dell´ambasciata turca che, a dispetto della rotonditá ventrali,  si producono in placcaggio degno dei migliori rugbisti .

Mi avranno infilato un kalashnikov nello zainetto da Giovane Marmotta e non me ne sono accorta, Ocalan é evaso e dopo un´operazione chirurgica ha deciso di assomigliarmi.
No.
Parlo al telefono. E pedalo.. I due emissari divini sfoggiano, ovviamente, armi d´ordinanza. Cado dalla bici e con un profluvio di francesismi ci rimonto. Stavolta mi sembra che la Gisutizia abbia davvero esagerato: mentre fuggo a pedali levati, rrtrovo la favella crucca e urlo: "mi avete rotto voi tedeschi, possibile che non si possano mai fare due cose insieme? Nel mio Paese pedalare e telefonare non é reato". Per fortuna i due appuntati devono aver ricevuto troppi kebab come mazzette, e decidono di ignorarmi per tornare a difendere l´amabasciata.

A completare la triade dell´Epifania dello Spirito Teutone, il mio coinquilino: il brandeburghese, il monolitico, l´inscalfibile D. E´in ferie e, poiché é un crucco della versione sedentaria, non di quelli sandalo-calzino bianco-protezione solare 50, rimane a casa in ciabatte e tuta da jogging in acetato. Alle 8.22 mi titilla il cellulare. Tutta ringalluzzita, mi aspetto un mattutino sonetto amoroso.

E´D., e questo significa una sola cosa: ménage domestico.

"Miriam, cosa é successo´? La cucina sembra un campo di battaglia, c´é joghurt ovunque". La prima reazione é incredulitá pura: un virtuoso uso della metafora, che la germanitá doc di D. si stia rammollendo a furia di convivenza?

Poi é cominciato l´esame di coscienza. Eh sí, in effetti nella fretta mattutina, quel fellone dello joghurt ha fatto un triplo salto carpiato con avvitamento e si é schiantato al suolo. In tremendo ritardo, con la morte nel cuore per lo spreco dell´unico alimento mattutino che avevo a disposizione, ho pulito alla bell´´e meglio, sperando di rimediare al fattaccio al  mio rientro.

Ma D. non se l´é presa. Il suo é arrovellamento dela sinapsi, incredula incomprensione della dinamica dei fatti. Non puó capire come sia possibile, come il mio nervoso di questi giorni possa tramutarsi in mancato controllo della sequenza impulso neuronale / movimento delle braccia. Quando torno, non una goccia dello joghurt é stata rimossa, come su una scena del delitto, D. mi mostra l´ampio raggio raggiunto dal liquido schiantatosi. Lo fa senza un minimo di rancora, é proprio perplesso. Credo abbia googlato "balistica dello joghurt" per capire che arco di caduta lo scatolino abbia avuto, per ricostruire le fasi del volo e il tragico momento dello schianto al suolo.

Ovviamente, avrei potuto lasciare lo joghurt a fermentare per giorni, e D. ci avrebbe zompettato intorno pur di non violare il diritto all´esistenza dello joghurt, che come si sa é prevista dallo Statuto per i Diritti e Doveri dei Prodotti Caseari.

Ed é lo stesso coinquilino che, messo a disagio dal repentino esplodere del mio malumore, mi guarda con aria da animale braccato e mi chiede "vuoi una birra?"

Ah, pragmatismo teutone, ah spirito d´inossidabile acciaio fedele nei secoli, ah anime probe che non infrangerebbero mai la Legge del Semaforo pur di risparmiarsi il diluvio universale. Per la rottura dei tubi della lavatrice c´é il manuale, giá la rottura dello joghurt gli ha causato qualche grattacapo.

Lo sfaldamento dei miei nervi esula dalla sua capacitá di raziocinio, e non puó che propormi, estremo atto d´amicizia, di mettere la parola "fine" scritta con soli luppolo, acqua e orzo, per non violare la legge della purezza.

domenica 8 luglio 2012

Avvistamenti notturni

Dopo dieci anni di fedele ed indefesso servizio, il mio cellulare Nokia si è spento per sempre. Non una fotocamera incorporata, non un gioco installato nè una memory card ne hanno pianto l' addio. Tragico sintomo del Tempo che incalza. Ho così ereditato un cellulare di altra generazione da una collega del lavoro, passaggio di mano indolore, ma soprattutto gratuito.

E questo nuovo compagno di tasca è dotato di fotocamerina. Per cominciare ad abituarmi all' idea, ho immortalato qualche avvistamento interessante, colto nel peregrinare di ieri tra una birra con un amico americano di passaggio e l' alba fatta con nonchalance a casa di un'amica dopo troppo risotto, tiramisu e Negroni.

Al Rewe fuori casa vendono queste peculiari angurie, forse particolarmente indicate per chi ha desiderio di metter su famiglia. Dle resto, a Berlino, specie in quartieri come Prenzlauerberg, buttando un occhio si nota come le politiche già prussiane di incentivazione alla famiglia funzionino: trentenni che spingono almeno un passeggino, studi dentistici attrezzati per soli bambini, e soprattutto biciclette con porta-pargolo laterale, posteriore, anteriore, zaini porta-pargolo, tricicli di solo legno massello.



E nella nutrita galleria "nomi pseudoitaliani dati a casaccio".


Ad onor del vero questa foto è d'archivio, la mia era troppo sfocata per rendere onore alla marca del té, che pare sia di quelle di lusso, per veri intenditori.


Per questo scatto mi sono appostata verso le 5 di mattina, alla fine della maratona donnesca di ieri, altrimenti il proprietario o qualcuno del suo clan famigliare mi ha sempre inibito col turco cipiglio.


E' una bottega gastronomica "mediterranea", che vende ibridi turco-egizio-maghrebin-greco-italici, il classico "Suedlaendische Feinkost" berlinese, ovvero le leccornie "meridionali" che spaziano, appunto, in tutto il bacino mediterraneo. Non so se i non orobici possano cogliere la sinistra non mediterraneità del nome: "potissimum" mi avrebbe fatto più pensare ad un punto-polenta e osei.

E per chiudere in bellezza: un uomo soddisfatto della sua giornata che medita a Frankfurter Tor (previo accertamento che respirasse ancora)

e una fugace vista dalla mia sella mentre il sole si stiracchiava per svegliarsi, e ovviamente per beffarmi: splendente dalle 5 alle 9, giusto quando avrei desiderato l'oscurità più completa, per poi scemare nel solito,puntuale acquazzone pomeridiano che mi ha rovinato l'acconciatura.


giovedì 5 luglio 2012

Di attivitá in prossimitá del sonno e andate alla sedia



Immaginate il commento che toni funerei ha preso quando l´Italia ha fatto l´impensabile. E subito dopo, ci è volata della birra addosso. Cercavamo disperatamente altri azzurri, e quando finalmente ce ne capita uno, gli urliamo di unirsi a noi. E questo “wie bitte?” “ah, io sono di Suditrolo, ma sono pienamente italiano”.
No comment.
Al ritorno ho dribblato facce torve ch imprecavano contro gli scheiße-Spaghettifresser (merda di mangia spaghetti) e qualcuno ha tentato di dare fuoco alla mia collanina verde-bianco-rossa, ma poi in ufficio è stato il tripudio: avevo ancora sottopelle le bandierine disegnate con make up da quattro soldi, rimediato a fatica.
Ma di blog che parlano diffusamente dell´incattivito tifo crucco ce ne sono fin troppi.

Preferisco zompettare alla pseudolinguistica, che ogni volta mi dá sapide soddisfazioni.

Eh sí, perchéil mio vocabolario si è arricchito di due preziosissimi lemmi

-          Beischlaf: ci sono incappata leggendo dell´ormai leggendaria impresa di due turisti all´ombra di Dante, a Firenze. La parola è abbastanza antiquata, corrisponderebbe al nostro “atto sessuale”. Ma la sua bellezza intrinseca è che, alla lettera, significa “ció che si fa vicino al sonno”, come un´attivitá in prossimità (sia di luogo che, spesso, di tempo) a quella del dormire.

-          Stuhlgang: questa, invece, è frutto del mio perenne ad-watching quando mi capita di prendere i mezzi. Quando i passeggeri non riservano piú sorprese, indugio volentieri su ogni cartellone pubblicitario, slogan e volantino. E cosí quando un poster mi cheideva perentorio se avessi problemi “andando alla sedia”, ho scoperto come dovrei rivolgermi a  farmacista qualora avessi bisogno di un lassativo.

Come sempre poco pungenti, ´sti teutoni: anche nell´insultare l´italica razza non trovano molto meglio del solito corredo di pizze e ometti baffuti sotto l´1,80. In un altro capitolo mi piacerebbe descrivere la mia lezione di italianità tenuta ad un compleanno: i gesti italici.

Ma la lista dei to do´s incombe. 

martedì 26 giugno 2012

calcio, inevitabilmente

Difficile non attenersi alla canonica dose giornaliera di calcio.
Ma, reduce da una tre giorni di toccata & fuga con matrimonio in quel di Dresda, e provata dall'agonia dei 120 minuti più calci dal dischetto, lascerò che siano due scatti a parlare per me, anzi a propiziare il Germania-Italia che qui tanto si teme.
E sì, perchè saremo pure quelli che hanno tacchetti quasi a spillo anzichè tacchetti (con buona pace di Cassano), ma la statistica credo sia chiara e i vari amici crucchi avrebbero preferito avere carne regia in semifinale. Ieri il mio cellulare aveva il delirium tremens, tra sms in uscita ed in entrata per cominciare già a preparare un tifo carico e tamarro per giovedì, con tanto di amici crucchi che faccian altrettanto, seppure a distanza di sicurezza. E' chiaro, bisogna procurarsi degli svizzeri che facciano da cuscinetto, e amgari che distrbuiscnao tavolette di cioccolato agli astanti.
Qui una nave sull' Elba offre romantiche vedute alla...Canaletto. In realtà, il messaggio è chiaro: sicuramente i proprietari sono italiani e vogliono comunicare che Oliver Kahn è ormai solo uno smunto commentatore da studio, e che sopito lui, la porta teutone dovrebbe essere più facilmente violabile. E sperando che il virgulto Neuer sia discepolo discolo, con quell'aria innocente da ragazzotto con sandali e calzino bianco.
E un altro scatto dresdiano, di una targa indubitabilmente appartenente a un sardo il cui cuore batte per il regista Pirlo. Non importa che gli amici teutoni si ostinino a chiamarlo "Andreas" e che le amiche greche o americane reclutate a tifare Azzurri non lo trovino esattamente avvenente.
Con il tabellone che recita: Spagna, Portogallo, Germania, Italia, direi che i portacolori dei Pigs ce l'hanno fatta quasi al completo. Una coalizione fra poveri contro la cancelliera di ferro?

giovedì 14 giugno 2012

Di Ciellini, Wuster e rondini

E arrivó sua maestá il calcio che, anche a queste latitudini, si dimostra sempre un´occasione di human-watching straordinaria. Qui é "EM", acronimo di Europameisterschaft, e a Berlino qualunque nazionalitá é rappresentata: dovesse anche capitare un Mongolia vs. Isole Vergini, scommetto che ci sarebbero frotte di mongoli ululanti e virginee bandiere vendute ad ogni Kiosk.

Il battesimo ´di quest´anno l´ho avuto con Germania vs. Portogallo, seguita mollemente adagiata sul mio divano padano, godendomi una pizza napoletana e i commentatori nostrani. I commentatori crucchi centellinano gli sforzi vocali, di norma si lanciano in litanie di nomi 8anche abbastanza monotonamente) e ogni tanto inseriscono qualche verbo. "Hummels...Özil...passaggio...Gomez".
Quasi un interminabile appello, oppure come se il nastro della cassetta del corso di fonetica si fosse inceppato. Perché, in effetti, per i nostri cronisti sarebbe preferibile che Schweinsteiger non toccasse mai palla, e che Mertesacker rimanesse abbonato alla panchina.
(Giustamente, quello spirito libero di mia mamma mi ha fatto notare la quasi omofonia con "sache de merda", quasi una variazione sul tema. Mio papá, invece, spirito numerico, almanaccava sul fatto che un Müller nella squadra tedesca c´é praticamente sempre, mentre da noi di Rossi se ne sono visti solo due. Vagli a spiegare che, tecnicamente, dovremmo avere dei Ling o dei Russo in maglia azzurra...).

Per par condicio calcistica, ai cronisti crucchi tocca destreggiarsi fra un Ghiaccerini (Giaccherini) e un temibile Bazaghli (Barzagli). Per non parlare dell´infiltrato di don Giussani, il calvo Ciellini (Chiellini). Ma, si sa, gli -ini qui piacciono, sará che fan rima con cappuccini, Martini e tortellini. (Qualcuno sa che il mio cognome qui da Franchina é imperscrutabilmente diventato Fuccini, quasi lirico).

Ritornata all´ombra del muro, la prima dell´Italia l´ho vista alla Kultur Brauerei, ex fabbrica di birra ora riadattata a centro culturale. Tra ispanici e italici, B. (fra i pochi crucchi presenti), schockato dali decibel circostanti, mi ha giurato che se mai ci sará un Italia vs. Germania, non la vedrá mai con me.

Dopo il salomonico pareggio iniziale, ieri sono stata, invece, alla universitá Humboldt, facoltá di veterinaria, per assistere al trionfo dei nero-rosso-oro (guai a dire che nelal bandiera c´ é il giallo) sugli Oranje. Una specie di garage attrezzato con maxi schermo e bar autogestito: birra e wurstel, i pilastri della felicitá teutone, erano disponibili per tutti, la cassa aperta e incustodita. Eppure solo al tintinnio delle monete la gente si serviva. Inutile riflettere che la scena era perfettamente tetesca, per quanto mi riguarda, tanto che per dispetto avrei nascosto la cassa, perché si rendessero conto che l´onestá, specie in tempi di crisi, potrebbe diventare merce rara.
(Del resto, io ero stata rifornita di salsicce nemiche, importate direttamente da un collega polacco, chiara istigazione alla sobillazione).

Osservare il tifo quando non si ha preferenza alcuna per le squadre in campo é antropologicamente piú che sfizioso. Ho cominciato a masticare qualche coro, tipo "Auf geht´s, Deutschland, Deutschland schieß ein Tor" (forza, germania, germania fai un goal"). Se la tifoseria italica si prodiga (io per prima) in manuali di coprolalia, la parola piú ricorrente fra i crucchi é "Jawohl!" a sottolineare ogni azione positiva dei loro beniamini (purtroppo per loro, con una eco da passo dell´oca), e "Scheiße!" (e potrei lanciarmi in una dissertazione fra la predilazione del concime a queste latitudini, e la nostra decisamente piú per gonadi e dintorni).

Ed oggi giá sono pronta per scoprire il patriota che di norma in me é sopiterrimo. Chissá chi la spunterá nel girone cattolicissimo (mancherebbe solo la Polonia a completare l´Armata Christi). Intanto, essendo la mia capa croata, spero che chiuda un occhio se oggi non mi sottopongo agli straordinari, che qua in realtá sono routine.  

Scontato che la maggior parte dei locali tiferá contro: non hanno nemmeno tutti i torti, viste le recenti notizie. Tuttavia, a dar particolarmente fastidio ai probi germanici é che noi siamo "Schauspieler" (attori). tanto é vero che i supermercati Real hanno giá trovato uno spot pungente:

"Falls Italien heute wieder Schwalben macht, findet Ihr bei uns auch Vögelfutter"

ovvero: se oggi l´Italia fa ancora "la rondine", da noi trovate mangime per uccelli. "Fare la rondine, infatti, significa anche tuffarsi, ossia simulare.

Purtroppo per loro, una rondine non fa primavera, difatti il cielo é color ghisa.

domenica 10 giugno 2012

Propongo un test di idoneitá per tutti i passeggeri Ryan Air. Da navigata pendolare della tratta Ber-Ber (Bergamo-Berlino) e Ber-Resto del mondo, anche stamattina ho dovuto cimentarmi in virtuosismi da Giobbe.
L´orario di imbarco é improbo: 6 di mattina, con l´umiditá del recente acquazzone notturno che ancora avvolge Cittá Alta. Come sempre, la mia toccata & fuga é servita anche a far rifornimento di vettovagliamenti: il mio fido zaino ha ingurgitato del grana, delle piadine, del crudo...Qualcosa resterá a me, pegno d´amor patrio, qualcos´altro in slanci di generosit´di cui poi mi pentiró é giá stato destinato a crucchi vari ed eventuali, sperando smettano di sbafarsi ravioli e insalata e pasta col ketchup.

Dribblo bivacchi umani, ringraziando mentalmente il buon O´Leary, che l´aeroporoto me l´ha piazzato fuori casa, carta di identitá e biglietto in tasca, e via nel serpentone per il check in. E qui giá comincio ad avvertire una certa insofferenza per il genere umano: scolaresche di soli punk che devono passare nudi integrali per non far impazzire il metal detector, infiniti dialoghi tra guardie solo bergamascofone e turisti solo ugrofinnofoni, sciure disperate perché scoprono di non poter portare la casöla a bordo, a meno che non la iofilzzino (?). Io ormai la merce liquida me la faccio spacciare solo via posta e da quei pochi, danarosi viggiatori con bagaglio in stiva al seguito. Fido sa bene puó allungarsi quasi quanto vuole, ma che deve mantenere un giro vita snello, per non incastrarsi nei misuratori di bagaglio a mano. C´é ch, invece, piú che valigette o zaini ha al seguito delle vere e proprie bare, chi ha probabilmente biancheria intima in acciaio inox e qualcunoc he si presenta cellulare in tasca, catenazza al collo, anfibi chiodati e succo di frutta bio e poi si impermalosisce perché gli tocca farsi palpeggiare da uno sbadigliante addetto alla paletta che fa "bip".

Passata la selezione ll´ingresso, é il turno dell´attesa.e. Il numero delle sedie non é assolutamente proporzionale a quello delle membra da riposare, e ancor meno se si tiene conto di alcuni fondoschiena XL e di chi mentre aspetta l´imbarco banchetta lautamente, . A Bergamo nonc i si fa mancare nulla: una mastodontica macchina impasta anche la pizza davanti agli occhietti di chi infila i 5 Euri richiesti, ad ogni ora del giorno e della notte, e qualcuno riesce sempre ad esumare da chissá dove una tovaglia, disponendo sulle sedie vicine panini, piadine, crackers e prosciutti.

Guadagnato il mio pugno di centimetri quadri sul pavimento, mi lascio cadere in una soporifera dormiveglia. All´orecchio mi sibilano le solite, trite lamentele di chi scalpita in piedi in coda 45minuti prima dell´imbarco previsto, trascinando come minimo due borse di "eventuali acquisti aeroportuali", una secca di sigarette duty free di traverso nello zaino e un´aurea di profumo di marca sornionamente spruzzato mentre la commessa del duty free di cui sopra girava lo sguardo.

Ma oggi la mia pazienza ha dovuto superare se stessa. Ero la quart´ultima della fila, e davanti a me arrancava una coppia di trentenni, lui 1,70 scarsi, crine rasato, abbronzatura oleosa e sguardo pure, lei soppracciglio completamente estirpato e sostituito da un sinuoso, giottiano tratto di matita corvina. Non paghi di non essere tassati per l´evidente intralcio alla transumanza dei passaggeri che avrebbero  causato per la loro volumetria oversize, i due colombelli avevano audacemente ignorato i cartelli in 14 lingue, gli annunci, i moniti via email della Ryan Air, e anche la elementare norma dell´emulazione da branco, del fare esattamente ció che tutti gli altir intorno a te fanno, il principio motore del mondo. Avevano piú di un solo bagaglio a testa. Dal carnoso braccio di lei pendeva una borsa fiorata extra, di quelle che potrebbero tranquillamente essere usate per un sequestro di persona. 

Al fatidico momento di vedersi strappato il biglietto per l´imbarco, l´occhio sotto la riga giottiana si impietrisce: "ah, che bella cosa". Lui, premuroso, prova a parlamentare, poi si inalbera. "ma non é  possibile, e dove li mette i documenti?" Si tirano a lato, cercando di ficcare l´elefantiaca fiorata in uno dei due trolley, entrambi bitorzoluti e pericolosamente in procinto di scoppiare 

Balzello oltre di loro e mi isso sul pullmino che ci traspoterá per i 50 metri netti che ci separano dall´áeromobile. E li l´odio cresce, cresce ad ogni molecola di ossigeno consumata dai passeggeri, ingabbiati lß´no nelle costole dell´altro, un tetris di aliti mattutini, taluni nurtriti (di norma, di focaccia all´aglio, per uno spuntino leggero e gustoso), tal altri dal vago sentore di succo gastrico che lavora a vuoto. Inveisco contro la natura matrigna che non mi ha fatto piú alta della media degli astanti, invidio terribilmente il crucco che, con ieratica calma, aspira aria meno pestifera una spanna sopra tutti noi, boccheggianti e sudaticci, del resto si é in pianura padana a giugno.

Non ho un orologio, ma un irato padre di famiglia con pargoli lagnanti al seguito scandisce i minuti del nostro supplizio: alla fine saranno circa 25, quelli necessari a lui&lei per tornare al banco del check-in ed imbarcare uno dei trolley.

Nei 50 metri di traversata in pullman, ancora mugugnano contro la disumanitá delle hostess bluvestite, contro l´impietosa legge del low cost, mincciando di appellarsi al tirbunale de L´Aia e giurando che non prenderanno mai piú un volo Ryan Air. Almeno.
Deglutisco  fatica, l´aria´´e ormai pesante. Vorrei sbraitare "e allora pagta 3 volte tanto e portaevi anche una borsa frigo e un alano sottobraccio".

Invece no, so che una volta a bordo dovró tornare atarassica per non ridurre a sushi coppie che vogliono assolutamente sedersi vicine, quelle ch enon ce l´hanno fatta e quindi si soffiano baci tra un sedile e l´altro, quelli che se il lo zainetto é a piú di 10 metri da loro hanno un attacco cardiaco, quelli che zompettano mezz´ora, indecisi tra posto finestrino, posto in mezzo e posto corridoio, per poi prodursi in litanie quando gli tocca sedersi dove capita, quelli che fanno i brillanti con qualche hostess meno sbattuta delle altre, quelli che ponderano mezzo viaggio se spendere o no cifre folli per un panino di plastica e pretendono di comprarlo a 4 minuti dall´atteraggio, quelli dotati di cuscino anticervicale, copertina da viaggio, mascherina per dormire, boule dell´acqua calda, miniventilatore, tablett ultrapiatto con ninna incorporata,  borraccia di titanio e sorriso serafico, i superaccessorriati, gli olimpionici della calma, coloro cui niente e nessuno al mondo potrá mai render la luna storta.

Ho perso di vista la coppia della fiorata, ma spero che almeno uno shampoo in valigia abbia deciso di immolarsi, o che una rotella del trolley l´abbia fatta finita, o almeno che l´apparato pilifero della senza sopracciglia decida di emulare Elio delle Storie Tese, senza che lei abbia una pinzetta néi mmagini che sia venduta anche a queste latitudini.