sabato 28 gennaio 2012

Antropologia in musica

Qui una scoperta musicale che mi ha fatto sorridere. Me l'ha passata un amico crucco-polacco, col quale spesso disquisisco di stereotipi e cruccaggine.
Qui una traduzione, seppur non proprio magistrale e con qualche licenza. E qui la canzone, con testo originale.

L‘ accento di Aurelie è senza dubbio molto charmant
La trovano splendida anche quando se ne sta zitta
Potrebbe chiedere tutto quello che le passa per la testa
Perché i suoi capelli fluttuano come spighe
Foss'anche calva, chiunque la terrebbe in palmo di mano

ma Aurelie non lo capisce
ogni sera sospira "quando qualcuno si innamorerà di me?"

RIT: Aurelie, così non funzionerà mai
Ti aspetti davvero troppo
I tedeschi flirtano molto sottilmente
Aurelie, agli uomini piaci un sacco
Non vedi, per strada tutti ti mettono gli occhi addosso
Solo che non te ne accorgi perchè non fischiano
Sei tu che fischietti e prendi la fuga
Devi capire che qui spesso meno è di più

RIT

Ah, Aurelie, in Germania l'amore richiede tempo
Qui il primo passo si fa solo dopo giorni e giorni
e dopo qualche settimana si discute
se muovere i primi passi della danza di seduzione
E ci si vede da qualche parte  a tu per tu
RIT

Aurelie, non è così facile
Qui le parole han tutto un altro peso
Tutti i ragazzi, anche quelli più teneri, vorrebbero baciarti i piedi
Ma tu non te ne accorgi
Perché intanto parlano di calcio

Ah, Aurelie, dici che dovrei spiegarti
Come fanno i tedeschi a moltiplicarsi
Visto che qui le api ai fiori al massimo sorridono
E lo sa il diavolo come chiedono di impollinarli
RIT

Balera

Un mix fra una festa dell' unità e una scampagnata d'oratorio degli anni '80. Ieri sono stata ad un "party" organizzato da colleghi, per i motivi più vari: una che se ne va, l' altro che fa gli anni, l'altro ancora lo ignoro.

E' una balera (Ballhaus) a 10 minuti da casa, ma soprattutto è gratis. L' età media si aggira sui 40+, con punte ben oltre. E' come immaginarmi zii e genitori che alle 8 di sera del venerdì si scatenano in salti e giravolte, seppur ben poco sinuosi, al ritmo di musica di almeno dieci anni fa. La DJ non avrà più di trent'anni, è un' energumena insaccata in un vestitino rosso fuoco e incorniciata da un carré nero corvino, che molleggia a fatica sulle rotule al ritmo delle sue hit vetuste.

Il trio della maldicenza italiano se la gode un mondo, l' unico inghippo è evitare che persone random interpritino le sghignazzate come nulla osta ad un twist tete à tete, perchè il mio coriaceo conservatorismo padano mi impedisce di immaginarmi danzante con uno che potrebbe essere mio zio. Fra i presenti anche i due eroici K  & K, la coppia crucco-crucca che al lavoro non stacca MAI prima delle 20.00, indefessi ed infaticabili macinatori di scartoffie, il simbolo dell' efficienza per eccellenza, l'inopinata icona della dedizione. Li chiamerò Gondrano e Gondrana,.
Gondrano credo si avvicini ai 2 metri, fin troppo asciutto, quasi ripiegato su se stesso. In ufficio mi accorgo di lui solo quando si alza per concedersi la pausa vescica. Gondrana è alta quasi uguale, solo molto, molto meno monovolume.
La scena migliore della serata è quando lei, nella sua indescrivibile imponenza, con un boccale in mano, irrompe ed esordisce con "devo confessarmi, c'è del sangue italiano in me". Io penso: in me ce ne dev'essere di indonesiano. "sì, sì, il mio trisavolo era italiano e difatti mia mamma di cognome fa Akfistapake". Lodigiano puro, da quel che so, "Aquistapace".
Geneticamente parlando, conosco solo i pisellini del buon Mendel, ma mi chiedo dove si sia dispersa l' italianità degli avi.
Quando anche Gondrano & Gondrana cominciano ad oscillare, capisco che è giunto il momento di defilarsi, per evitare la crucchizzazione totale. Del resto, ho intravisto la giunonica silhuette della mia capa, della quale vi basti sapere che è triteste e che, quando  corrucciata se ne gratta una, io sento correnti d'aria in ufficio. So che in un nanosecondo comincerebbe a scattare foto a caso con l'ipod, e in tempo zero avrei mille tag su facebook.

A casa, mamma Ute si ripropone nella cottura di "Bambi", infilato quasi per intero nel forno, la nuora, reduce da un party in costume, gironzola per casa avvolta in un finto kimono agitando involtini primavera, J è in completo della nazionale portoghese e sorbisce gazpacho, N sta studiando in salotto nel cuore della notte e tutti brindano.

Grazie, Wurstiland.

venerdì 27 gennaio 2012

gnucco, gnocco, pesto e cotte

Ultimo giorno lavorativo. E ultime 2 ore. E un buon menú per il weekend. Basta questo per stamparmi un sorriso ebete sulla faccia. Aggiungici aver chiamato al telefono, in ordien sparso: Ms Schytt (pronunciato proprio come Shit), Mr Kalender, Ms Akne, Mr Morte e uno splendido maltese. Ovvero: parla inglese con forte accento siculo e una punta di accento arabo, ed italiano con accento siculo ed inglese, ficcando parole in maltese.. E soprattutto, si chiede come faccio a finanziargli la trasferta a Bruxelles per coprire l´evento in questione, visto che Berlino é lontano dalla sua isoletta.

Alcune veritá cui sono pervenuta oggi.

-       Crucco non fa rima per puro caso con « gnucco ». é come se fossero « uomini al quadrato », e non é inteso nell´accezione di virilitá (campo che lascio giudicare a chi ha cognizione di causa). Inteso come di dura cervice, capacitá comunicative limitate, tasto multitask disattivato, affinitá con pensieri complessi e metafore clamorosamente prossima allo zero. Quanto ad intraprendenza sociale : « se stimolato, risponde » ;


-       Dagli gnucchi agli gnocchi : quelli crucchi (ovvero gli gh-no-ci) sono terribili. Me li sono cucinati per pranzo, delle palle che promettevano di essere ripiene di pesto. Mi sento il lupo di Cappuccetto Rosso, con la panza ripiena di pietre che avevano, per giunta,  un pessimo sapore e troppo sale. Perlomeno dovrebbero tenermi sfamata sino a tarda serata e fare da spugna a quanto intendo deglutire;

-       Il pesto ai crucchi piace. Questo weekend mamma Ute (mamma di J.) ci onora della sua presenza, presidiando il divano del soggiorno e ramestando in cucina. Difatti, stamattina ha preparato amorevolmente la colazione, offrendomi…preparatevi…pane spalmato con  burro e pesto. Ho dichiarato di essere di quelli che saltano la colazione, benché, in realtá, l´astensione anche solo a pensarci mi fa venire i crampi.


Intanto, qualche italico verace mi suggerisce che una corretta resa del termine « avere una cotta per » sia « essere sotto per ». Posizionale e non piú gastronomico. Forse regionale ? E pensare che il suggeritore é un mio corsista di bergamasco, proveniente da lande ben piú prossime all´Africa. Ci sarebbe da indire un sondaggio.

giovedì 26 gennaio 2012

chi si spara, chi si cuoce, chi si fuma

Ghiaccio, ma sole. Splendida combinazione, anche se sono quei momenti in cui vorrei che la selezione darwiniana mi avesse dotato di orecchie pelose e mobili, per evitare che restino cianotiche per ore. E forse, anche di neuroni sufficientemente svegli per capire che uscire con i capelli ancora bagnati puó solo portare al congelamento del crine, con un effetto da parrucca di scarsa qualitá.

Fame. Molta fame. Ma volevo tributare qualche altra riga alla Signora Grammatica. Il prefisso "ver", scopro, sta anche per "cambiamento di stato", per cui  "verlieben" indica che uno non esattamente "ama", ma é sulla buona strada per, salvo imprevedibili bucce di banana .

Questo mi riporta ad un altro "ver", che é "verschossen": come se qualcuno fosse "infuocato per", visto che deriva dal verbo "far fuoco" (per capirci, l´inglese to fire). Qualcuno che non é proprio innamorato, ma che é sulla buona strada per essere come "colpito" dall´oggetto dell innamoramento.
Se i crucchi sono sparati ,gli inglesi sono schiacciati ("crush"), i francesi "sono fumati" ("kiffer", che in realtá dall´arabo usano anche i crucchi per le canne), i polacchi "si dondolano" (zabujac sie) ed infine gli spagnoli "sono impiccati" ("colgado").
Va ancora meglio a noi, che stiamo sul culinario e ci "prendiamo una cotta" (o mi sono persa le ultime dello slang giovanile? amletici dubbi). Ritorna l´elemento del calore, conun po´meno violenza. Fonti accreditate mi suggeriscono che i francesi lo associano al fumo per via del piacere.

Bah! Pausa pranzo trotterellando per il parco ghiacchiato.

 

mercoledì 25 gennaio 2012

seduzioni grammaticali

Grammatica : l´odioso passaggio obbligato per chiunque voglia imparare qualunque lingua. Ho sempre provato a dribblarla, a farle l´occhiolino per poi fuggire a gambe levate. Ma, prima o poi, come un monello disubbidiente, si deve tornare da lei, cospargersi di cenere e piegarsi all´ineluttabile.
Ecco perché frequento un corso di crucco, il responso del test d´ingresso come da pronostico : quando si tratta di capire, farsi capire e comunicare, in qualche modo il moi frullatore cerebrale riesce sempre a cavarsela, al netto di brutte figure dovute alla mancanza di qualunque filtro censorio.

Chi mi conosce ha giá un abbeccedario delle mie figuracce oltreconfine.
In inglese, ormai secoli or sono, ho dichiarato che un « blowjob » sarebbe stata un´opzione per pagarmi gli studi universitari (pensavo si trattasse di un lavoro temporaneo, senza aver indovinato di che settore merceologico si trattasse), in spagnolo ho insistito per dormire nello stesso « letto » di un amico, convinta che « cama » fosse la nostra « camera », in polacco ho raggelato i brindanti del nuovo anno mandandoli volgarissimamente al diavolo anziché augurare un felice 2010 (complice un buontempone che si era fatto gioco della mia ignoranza).
In wursitsch ho giá all´attivo qualche chicca, come l´aver ordinato delle “palline anti-tarme” al ristorante, aspettandomi dei succulenti gnocchi bavaresi (scherzone dei miei coinquilini), aver scioccato una coppia di sensibilissimi gay dicendo loro che « non ne potevo piú di ste checche » (avrei voluto lamentarmi dell´afa, ero in Italia), o aver liquidato un rompiballe, al solito convinto che noialtri sudici si sia saccottini ripieni d´amore, dichiarando che « mi sentivo una puttana » (mi sentivo, in realtá, un puffo).

A volte, tuttavia la grammatica riesce anche ad affascinarmi. Per qualche minuto, é vero, ma ci tenevo a renderle un umile tributo, si sa mai che mi grazi e decida di comunicarmi per osmosi le enigmatiche regole sottese all´uso del congiuntivo o che so io.


Il crucco ama i prefissi: particelle che in fronte ai verbi ne alterano completamente il significato. Ma chi sa di cosa sta parlando, condividerá l´odio cordiale per i prefissi mobili, ovvero di quei verbi che si separano o riuniscono a secondo del tempo verbale o a secondo che si tratti di una frase principale o di una subordinata. Mark Twain non riuscí mai a instaurare feeling con quelle dannate sillabe che finiscono in fondo a periodi lunghissimi, tanto da scriverci un intero libro.

Con la mia puntigliosa studentessa Gudrun, ho affrontato l´affascinante tema dei modi di dire italici con i colori (« essere al verde », « mosca bianca » etc), e nella conversazione si é slittati sul « principe azzurro », con buona pace delle 50 e passa di lei primavere. In sunto, la sua posizione era : « io posso anche innamorare un criminale, ja ? anche un uomo grasso e brutto. io penso che importante é Verführung, ja ? »

Führen, Adolf docet, é « condurre, guidare ». Il prefisso « ver », fra i tanti suoi giochi di prestigio, indica qualcosa di negativo, un verbo il cui risultato finale é in qualche modo diverso da quanto ci si aspettava. Quindi, « verführen » é « distogliere dalla retta via, impedire l´arrivo alla meta prefissata ». Piú profanamente, quanto la mia dolce  pupilla intendeva, era « sedurre». Qualcosa che, di solito, uno tenta quando si « verlieben », cioé si innamora. Che, anche lui, comincia per « ver ». Che sia anche innamorarsi un perdere di vista il traguardo fissato ? Fra tutti questi prefissi, non posso far altro che « verlaufen », cioé perdermi, e lasciarmi sedurre, in attesa di innamorarmi anche della grammatica.

sequenzialitá

La sveglia trilla alle 7.40, alle 7.45, congedatami mio malgrado da Morfeo, sono in doccia. Verso le 8 mi trascino in cucina, miscelo con mano ormai sicura muesli e joghurt. Talvolta concedo alla macchinetta del caffé una chance, ma lei, imperterrita, non smette di deludermi e, rimpiangendo il patrio espresso, metá della tazzina finisce nel lavandino, dove evito di contare i piatti che i coinquilini hanno lasciato dopo gli spuntini notturni.

Unica ingognita, il possibile risveglio di N, che ogni tanto pare lavori : questo potrebbe alterare l´ordine immutabile delle mie azioni quotidiane, eventualmente richiendedo alle mie corde vocali di mettersi in funzione prima del solito e alle mie tappe di toelettatura di armonizzarse con le sue.

Scoccate le 8.30, mi avviluppo in vari strati e inforco la bici. Casomai la routine avesse bisogno di una conferma, da 4 mesi nel lettore mp3 ho sempre e soltanto i soliti brani, perché qui in Germania i siti per il download che conosco sono tutti oscurati e mi hanno paventato la deportazione per scaricamento illegale. Era la compilation tamarra che mi ero prescritta per il road-tripping californiano, con contributi di amici e conoscenti sparsi un po´ovunque sul globo, cosí mi ritrovo con dell´ incomprensibile dub serbo, pseudoballate ispaniche e rap neozelandese.

Legato il moi destriero, estraggo il beeper o, piú da saga fantasy, il mio transponder, bippo ed entro nel reame dell´ufficio. La mia fascia oraria é sempre 8.48-8.57, dipende da quanti semafori o pedoni a briglia sciolta incoccio nel percorso.
Quinto piano, giusto nel sottotetto vetrato, una serra di fin troppi virgulti, per fortuna vista parco.
Alla moviola penso che I miei gesti sarebbero millimetricamente identici ogni volta: con passo deciso mi avvio alla mia postazione, un “morgen” alla capa che giá da tempo é incollata a facebook, mentre mi sfilo la sciarpa accendo il pc, pregando che, come é successo ieri, qualche inghippo informatico lo azzoppi per un po´. Poi sgambetto al quarto piano, refrigero la pappa, riempio la bottiglia di acqua e risalgo, pulisco gli occhiali in sincrono col collega dirempettaio e voilá.

Ma il mercoledí é il mio giorno preferito: l´agenda del dopo lavoro recita « libero ». Prima, peró, comincia lo sport in cui sto diventando regina : la caccia al giornalista, ovvero chiamate a qualunque media europeo per raccattare un minimo di presenza mediatica ad un evento organizzato dalla Commissione Europea. Il mio mp3 mentale diventa un loop infinito di “sono MF, chiamo da MC Berlino, volevo invitarla a…”. E qui il brivido é dato da segreterie in finlandese, centraliniste grecofone e spelling ungheresi.




domenica 22 gennaio 2012

Saggio di crucchità e indennizzi pre-maternità

Oggi ho compiuto un altro passetto sulla via della germanizzazione, o meglio, un'altra pedalata. Fermo restando il sostrato (pseudo)mediterraneo che non manco di sfoggiare quando le antenne avvertono un quoziente di crucchità troppo elevato nell' aria.

Ore 8.30, sveglia.
Doccia e, crine sciolto e ancora grondante, mi intabarro e sfido il vento perfido, che spira (credo) a molti nodi e si fa beffe delle creme antirughe che ho sempre in mente di procurarmi, prima o poi. Afferro un "kaputschino", ci mischio cacao e cannella (spezia che di cui mi sono innamorata  qui in Crucchia) e via in sella.

E questo è il saggio di crucchità: sfido il gradiente di Prenzlauerberg (qui si chiama Berg/montagna qualunque dislivello, anche appena percettibile) sorseggiando la calda bevanda al vago sentore di cappuccino mentre pedalo. E' l'impagabile vantaggio dei freni a pedale, che lascia le mani libere di aggrapparsi al bicchiere come ad uno scaldino. Quasi tutto qui è anche "zum mitnehmen", cioè in versione da portarsi appresso, e le bevande calde sono comprabili in bicchierozzi di materiale riciclabile con annesso coperchio a prova di schizzo.

Sgambetto gagliarda e, per evitare il contatto con la sella indurita dalle intemperie, mi rizzo sui pedali. In Italica ritmare il pedalamento con il lato B cagiona come minimo un codazzo di clackson, assolutamente slegato dalla qualità dell'esposizione posteriore, purchè si intuisca che abbia vaghe parvenze muliebri. Qui è tecnica di sopravvivenza.

Dribblo qualche ubriaco che mi grida "buona sera, e tanto divertimento", unica parte del corpo scoperta le narici e gli occhi, che vagano sullo spettacolo sempre piuttosto deplorevole del centro città abbandonato a se stesso nelle mattinate del weekend, con bottiglie che rotolano e persone che ciondolano.

Postilla: 3 sono le domande che qualunque barista e cameriere vi porrà, che si tratti di un ristorante di lusso o di un trabiccolo aperto tutta notte per la fame chimica.

1. Kommt noch was dazu? Prende ancora qualcosa? (e questo perchè non possono credere che tu voglia solo un cappuccino la mattina, senza un panino con la pancetta, o solo uno spicchio di fintopizza la sera, senza wurstel e cipolle fritte)

2. Zum Hiertrinken / Essen oder zum Mitnehmen? mangia/beve qui o porta via? perhcè contenitore e confezione, naturalmente, variano. Nota della nota: il kebab qui, oltre che anche in due versioni vegetariane, con combinazione di formaggi e diversi tipi di pane, esiste anche in "box", stile spaghetti cinesi. Un kebab box: stessa, grassa bontà, ma niente che cade a terra fra un morso e l'altro.

3. Getrennt? separato? ovvero se pagate tutto insieme, oppure ognuno il suo. Provate a spiegare "alla romana" ad un crucco, o a dare per scontato che l'amico con cui uscite vi offra una birra: potrebbero sottoporvi ad un altro saggio di crucchità, tema: eguaglianza dei sessi.

E qui voglio citare la teoria della mia cara amica V., che però ancora non ho esposto a queste latitudini, timorosa di infilarmi in discussioni che potrebbero prendere pieghe anche serie: se un uomo non si degna nemmeno di pagarmi da bere, che futuro può dare ai miei figli? L'interessante idea sottesa è che quanto pagato dal cromosoma XX di turno sia una sorta di indennizzo per l'impagabile fatica che, almeno a livello potenziale e teorico, la XY deve preventivare per la gravidanza. A voi l'ardua sentenza.